Inspiegabile

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Inspiegabile.
Il tuo viso che appare e scompare.
Un suono ritmico,
dicono sia il tuo cuore.
Sei così piccola,
e così forte da cambiare tutto.
Il mondo si ferma un attimo,
perché spiegarmelo è impossibile.
L’ultimo viaggio nel tuo silenzio ovattato,
Immerso in un mare di suoni lontani.
Presto sarai qui,
e non vediamo l’ora.
Una manina, una gamba.
Tutto ora è più tangibile,
ché sembra di poterti toccare.
Ti muovi, nuoti.
Ed è come se già ci volessi parlare.
E tutto è così inspiegabile,
proprio perché sta accadendo davvero.

Il tempo di un sospiro

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Il tempo di un sospiro,
le persiane ancora chiuse.
Quel giorno pioveva a dirotto.
E ora tutto sembra fermo.
Impresso in un tempo sospeso.
Solo un attimo più tardi,
e ora non sarei qui.
Fermo a osservare
Quella che è stata la mia casa,
da sempre.
Solo un attimo più tardi,
e sarei stato prigioniero,
anch’io della polvere.
Il tempo di un sospiro,
e ora sarei la mia malinconia.
Quel brivido in bilico,
tra una domanda,
sospesa anche lei,
come quel mostro.
Dio, perché?
Perché proprio adesso.
Anche secondo te è colpa nostra?
É quasi pronto il pranzo,
in tenda si mangia presto.
Faccio finta di non sentirlo,
il freddo che arriva.
Così due mesi,
mi sembrano una vita fa.
Il tempo di un sospiro,
quello spiraglio tra l’essere e lo sparire.
Chiudo il giubbotto.
Ora sono qui,
non voglio perdere più alcun istante.

Giochi di luce

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Giochi di luce,
raggi che entrano nella sua stanzetta.
E ogni tanto vedo il tuo sguardo perdersi,
come se avessi paura.
E a me che non sembra sia possibile
Perché nessuna meglio di te potrebbe farlo meglio,
regalare una vita, nutrirla, difenderla.
Giochi di luce,
perché anche noi che siamo grandi abbiamo paura del buio.
E quando anche il mio sguardo,
si perde nell’ultimo raggio di sole.
Penso a quanto io sia stato fortunato,
a incontrarti,
e costruire tutto un mondo che sembrava essersi perso.
E quanto è difficile iniziare a capire che cambierà tutto.
Che noi non saremo più gli stessi,
quando lei sarà qui.
Perché forse in quel momento avremo voglia di piangere,
perché solo la gioia più inspiegabile può farlo.
E sarà come quando un raggio di sole incontra una lacrima,
e sulle pareti di questa stanzetta nasceranno da sé,
i più bei giochi di luce che la vita ci poteva regalare.

La Macchina del Silenzio: un anno dopo

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É già trascorso un anno dall’uscita de “La Macchina del Silenzio” e sembra solo ieri. É stato un cammino difficile, devo riconoscerlo. Farsi conoscere non è per niente semplice e quello dei libri è un mondo spietato, soprattutto se da esordiente ci si propone con un genere complesso come il thriller. La critica è feroce, nessuno fa sconti. E onestamente nemmeno ne vorrei. “La Macchina del Silenzio” per quanto mi riguarda è stato un romanzo importante, tecnica ansiogena, struttura essenziale e vortice di eventi che si susseguono senza tregua sono lo specchio della cronaca e della storia contemporanea, cronologia spietata di una geopolitica sempre in evoluzione, delle nostre stesse vite che si sviluppano contemporaneamente tra realtà e virtuale. La presenza di personaggi oscuri che minacciano le democrazie, che illudono la gente cercando di manipolarla con i mezzi più subdoli, non sono altro che realtà in cui viviamo. “La Macchina del Silenzio” racconta la realtà in bilico tra oggi e domani, raccontata con lo spietato cinismo che ci nutre. Proprio per questo credo nella forza di questo progetto. É già trascorso un anno ma la determinazione è la stessa.

Loro non lo sanno

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Il tuo cuore in guerra,
sporco di polvere.
Violato.
Ti urlano addosso,
anche quando ti guardano.
Un inferno alle spalle,
uno di fronte.
Colori diversi,
diverse parole.
E tutte sanno farti del male.
Dicono che devi andar via.
Che il tuo posto è la polvere,
è la guerra.
Mentre tu vorresti vivere,
bagnarti gli occhi solo di lacrime di gioia.
Provare a dimenticare,
anche quando sai che non potrai mai farlo.
Loro non lo sanno,
che di notte non dormi.
Che senti sulla pelle lo sporco di quelle mani.
Loro non lo sanno,
che piangi di nascosto.
Perché ti hanno insegnato a non farlo.
E tutto questo,
loro non riusciranno mai a capirlo.

É quasi tutto pronto

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É quasi tutto pronto.
La culla in cui dormirai,
i vestitini che indosserai.
Il passeggino per portarti a casa.
La giostrina.
É un mondo che cambia,
un libro che si chiude,
per far spazio a una favola.
É quasi tutto pronto,
mentre fatico a guardarmi nello specchio.
Non sembra nemmeno vero.
La mamma forse riesce già a capirlo,
che stai per arrivare davvero.
L’aria sembra avere un sapore diverso.
C’è incredulità e paura,
stupore e felicità,
dubbio e certezza.
É quasi tutto pronto,
una borsa pronta,
con dentro le nostre vite,
che cambiano.
E la tua, che è già con noi.

Taglia il filo rosso

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Taglia il filo rosso.
Attendi che il conto alla rovescia si fermi.
Oppure lascia che esploda.
Tutto l’impegno non basterà,
se resti ad attenderla.
Corri più forte,
lascia che ti raggiunga.
Taglia il filo blu.
Il conto alla rovescia andrà più veloce.
E non potrai scappare.
Intrappolato nel tuo fuoco.
Nei respiri incandescenti.
Nei pensieri più trasparenti.
La scelta, però.
Quella non potrai evitarla.
La vita è anche questo.

Chissà se

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Chissà se potevo immaginarlo,
quando ti guardai la prima volta.
Parlavi del tuo romanzo,
come fosse un tuo bambino.
Come me, avevi scelto di scrivere.
E per scrivere bisogna imparare a conoscersi.
Venivamo da mondi diversi.
Timide meteore che si incontravano,
come dadi lanciati su un tappeto blu,
con numeri diversi.
Binari che si incrociano.
E la vita spesso fa tutto da sé.
Così, ci siamo parlati.
Ancora, poi ancora.
Chissà se potevi immaginarlo,
che saremmo diventati una famiglia.
Perché anche chi scrive può stupirsi,
anche della propria fantasia,
che all’improvviso diventa realtà.
Chissà se potevo immaginarlo,
quando ti guardai la prima volta,
che mi sarei innamorato di te.

Scrivevo per difendermi

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Scrivevo per difendermi.
Come una spada, da difendere dalla ruggine.
Il tempo scandiva le sue frecce. E sentivo il freddo aprirsi un varco, tra la nebbia leggera di una stazione deserta. E tra le locandine sbiadite sui muri, cercavo il tuo nome.
Quante volte ho scelto di smettere di difendermi, ma le parole non volevano. E lo facevano al mio posto.
Quante volte ho sognato un mondo migliore, mentre mi sporcava. Lacerava i pensieri. Mi diceva che tutti prima o poi si arrendono.
Ho scritto sui muri, pagine sporche d’olio, il mondo che desideravo. E forse una piccola parte di me è rimasta. Nascosta proprio nei mondi che raccontavo.
Perché parlando del buio, si racconta quello che non riesci a vedere. E spesso sono proprio i sogni che difendiamo.
Quante volte sono rimasto in silenzio, con la paura che non sarei riuscito più a costruire parole.
Che mi fossi arreso.
Ed era in quel momento che sentivo dissolversi la ruggine.