É la musica che apre quelle porte

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É la musica che apre quelle porte.
Dei pensieri incauti,
sporcati di storie.
Rubate, nascoste,
svendute al miglior offerente.
Buttai giù l’ultimo sorso di birra.
Non avevo più voglia di scrivere.
Salendo in auto,
Potevo rivedermi nello specchietto.
Ero invecchiato.
Forse qualcosa, però, l’avevo imparata.
Accesi l’autoradio.
Quella pessima stazione radio
a quell’ora passava sempre la solita canzone.
Ed era ciò di cui avevo bisogno.
Rimaneva sempre una lacrima,
in bilico,
come se non avesse il coraggio di buttarsi.
Ed era vero, in fondo.
Non ce l’aveva.
La vita corre in fretta,
come un treno che taglia in due la notte.
E attorno a noi, cambia tutto.
Un paesaggio che sfugge,
mentre cerchi il tuo riflesso nel finestrino.
La radio stava trasmettendo della pubblicità,
in quel momento.
Accesi l’auto e accelerai.
É sempre la musica che apre quelle porte,
e finché sarò ancora in grado di aprirle,
vorrà dire che sarò ancora vivo.
E che la radio trasmetterà una nuova canzone.

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Text by Daniele Mosca

Io non sono perfetto

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Io non sono perfetto.
Ho sbagliato, sognato.
Infranto.
Cuori, vetri e desideri.
Ho dato calci ai muri,
perché quei muri erano una gabbia.
Ho parlato con rabbia,
cantato con il nodo in gola.
Spingendo l’auto più forte,
su una strada deserta.
Incrociando fari accesi nella notte.
Ed era come respirare.
La vita è anche questo.
Ritrovarsi soli a camminare per strada,
cercando un motivo,
uno soltanto per ritentare.
Per ritrovare la voglia di risalire su un palco.
Per ingannarsi, una volta ancora.
Perché è il pubblico quello che conta.
E vuole sapere chi sei davvero.
Anche quando stai male.
E quando fai male.
Un veleno che scorre sottopelle.
Vittima del tempo,
anima delle stelle.
Mentre attendo la luna piena.
Io non sono perfetto.
E nel chiarore dell’alba,
finalmente,
lo ammetto.

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Text by Daniele Mosca

Ci penserai alla paura

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Ci sono partite e partite.
Tutte sono importanti.
Alcune ti cambiano la vita.
E sei a bordocampo,
i tifosi avversari urlano.
Cerchi di ingoiare la paura.
Sai che darai l’anima.
Chissà se basterà.
Ti sei guardato allo specchio.
Non sarà la stanchezza a fermarti.
Le curve stanno esplodendo.
Pochi minuti all’entrata in campo.
Concentrati.
Hai atteso questo momento da tanto.
Ora è il momento di giocare.
Ci penserai alla paura,
ma domani.

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Text by Daniele Mosca

Chi saresti

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Chi sarei,

se la pioggia non mi avesse bagnato.

Se le onde non mi avessero portato a largo.

Se non avessi provato paura.

Se non avessi imparato a nuotare.

Chi saresti,

se porgendomi la mano,

non ci avessi creduto.

Un gioco di sguardi,

di sogni e traguardi.

Di onde infrante sugli scogli.

Consigli sussurrati,

mentre il sole corre a nascondersi.

Chi saremmo,

se ora non fossimo qui,

a osservare due occhi,

grandi e curiosi,

che fino a poco fa non esistevano.

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Text by Daniele Mosca

Le tempeste sanno aspettare

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Lontano dal freddo,
dal glaciale incedere
di note stonate.
Fuochi incrociati,
a lambire ogni luogo
appeso a un soffitto leggero.
Il tocco soffice,
della parola sbagliata.
La lama,
a sorseggiare veleno.
Il brivido,
portato via dal vento.
Faceva freddo quel mattino.
Ero solo davanti a un mare in tempesta.
Ma dentro di me era anche peggio.
Un libro nello zaino,
a cui mancavano poche pagine.
Avrebbe atteso ancora.
Tutto il peso in un pensiero,
sfuggente.
Tutto il sole a riscaldare,
lentamente.
Il vento si è placato.
Non piove più.
Ma le tempeste sanno aspettare.

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Text by Daniele Mosca

Se vuoi la verità

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Io gioco con le parole,
con i silenzi.
Le note.
Ma quando resto solo,
sono una vittima,
come tutti.
Delle paure,
se non dei sogni.
Quando nella notte urlano.
Che li ho traditi.
Io gioco con le parole,
e troppe volte non basta.
Il mondo è ferocia,
sguardi che cambiano.
Se non sei in vetta.
Fermarsi è un reato,
per il quale si è considerati colpevoli.
Ai miei occhi di un tempo,
lo ricordo ogni giorno.
Mai dimenticato rabbia,
delusioni,
sogni che qualcuno ha infranto.
Mai perso la speranza,
per quanto possa averlo creduto.
Ma io gioco con le parole,
se vuoi la verità
guardami negli occhi.
Se quel coraggio non ce l’hai,
pensa a giocare.
Le parole sono una cosa seria.

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Text by Daniele Mosca

Il giorno e la notte

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Il giorno e la notte.
Sapore di borotalco.
Quel filo sospeso,
tra le ore che ti cambiano.
E come eravamo ieri.
Gli alti e bassi,
come elementi essenziali,
di una composizione.
In cui musica è percezione.
E ogni nota è lì,
dove dovrebbe essere.
Chi mai lo l’avrebbe immaginato,
questo suono.
Questa istantanea,
rubata appena a un’espressione,
del viso.
Il giorno è la notte,
tra una lacrima,
e un sorriso.

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Text by Daniele Mosca

Rialzarsi

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Ognuno di noi gioca una partita.
Tutti i giorni.
Ogni istante della propria vita.
A volte si vince, tante volte si perde.
Quella che deve restare è la voglia di lottare.
Di non darsi per vinti,
anche quando mancano pochi minuti al termine della partita.
A un bambino che inizia a giocare a calcio, insegnano questo.
Poi il tempo trascorre.
E quel bambino cambia.
Così come gli cambia tutto attorno.
E finirà per sentirsi confuso.
Sicuramente proverà la paura,
quella di non farcela.
Di non essere abbastanza.
Lottare tutta vita, logora.
Anche quando rende più forti.
Ritrovare il coraggio, diventa sempre più difficile.
Io a quel bambino direi di non scoraggiarsi,
di credere in se stesso.
Soprattutto dopo una sconfitta.
Soprattutto dopo aver dato tutto.
E gli direi di tornare ad allenarsi già dal giorno dopo.
Perché quella è l’unica strada possibile per rialzarsi.

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Text by Daniele Mosca

Il sorriso

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Ho vagato,

amato ciò che non doveva essere amato.

Sbagliato.

Le strade portano in luoghi lontani.

Dove piove a dirotto,e lacrime si confondono.

Ci portano a dubitare,tante volte anche di noi stessi.

Stavo per chiudere il negozio,

quando sei entrata per comprare un regalo.

Io dietro a un banco ormai vuoto,

ho incartato un sorriso.

Era l’unica cosa rimasta,

e non sarebbe bastato,

a farti ritornare.

Invece stavo sbagliando,

ancora una volta.

Perché poi sei tornata.

Ora quel negozio ha più colori.

Odora di vita.

E il regalo che mi fai è il più importante,

il tuo sorriso.

Cadere

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Mi sento cadere.
Attorno a me,
il vuoto.
Attorno a me,
urla.
Non sento più la sua mano,
non percepisco me stessa.
Un salto,
l’ultimo.
Nessuna musica,
soltanto grida.
Mi sento cadere,
qualcosa ha ceduto.
Da cosa scappiamo,
mi chiedo.
Ma è tardi,
non riesco a respirare.
E non so dove sia mio figlio.

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Text by Daniele Mosca