Sangue e inchiostro 

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L’inchiostro non si ferma.
L’essenza e il sangue.
Il fiume in piena,
ogni vena oltre il silenzio.
Nella notte.
Oltre la notte.
Ma non c’è tregua.
L’anima non si vende,
come la carta.
L’inchiostro è la vita
Il respiro, l’aria intorno.
E dentro.

Deserto Luna Park

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Guarda.

C’è un tempo in cui tutto si ferma.
Come una giostra che all’improvviso smette di giocare.
Senti.
C’è odore di bruciato.
E ci hanno dimenticati.
Il mondo gira sempre più veloce.
E i sogni sono gettoni.
Le luci del luna park, risplendono ancora.
Ma, ascolta.
Tutto è silenzioso.
E se fai attenzione, puoi sentirlo.
Il rumore di chi conta quei gettoni.

Scucito 

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Scucito,

Il bordo del vestito.
Perché nudi, qui.
Non siamo che niente.
Una croce, una stella.
Un simbolo di pace,
al contrario.
Resta la pelle,
aggrenzita.
Il segno marcio,
delle notti insonni.
Cosa può coprirmi davvero,
se non la vergogna.
L’odore dell’aria,
viziata. Della vita.
Dell’urina.
Nessuno specchio,
saprà chi sono.
Nessuno di loro,
otterrà perdono.
In dono, la mia anima
E questo vestito,
scucito.

Identità 

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Identità rubata. 

Dignità, disegnata appena.

Una donna che corre.
Un uomo che insegue.
La supremazia,
dell’ipocrisia.
É sola.
Ruba qualche istante.
Mentre dentro, tutto cambia.
Il domani non sarà lo stesso.
Qualcuno confesserá.
La paura resterà al suo posto.
Un luogo che non finirà.
All’alba si specchierá,
su un vetro.
Il racconto di chi non sarà, mai.
Il volto della sua identità,
ormai, rubata.

Il fascino delle stazioni 

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Le stazioni hanno un loro fascino, perso in quella solitudine.
Che solo una notte così fredda può mostrare.
Nelle sue luci, a parlare con treni lontani.
E una voce che ripete le stesse cose.
E non importa quanto aspetterai.
Avrai ancora voglia di ascoltare quel sapore.
Che sa di vite rimaste in attesa,
come in una sala d’aspetto deserta.
Di panini mangiati al volo.
E tutto quel fascino, svanirá.
Perché la solitudine non è nulla,
 se non solo un punto di vista.

Brace.

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Brace.

Fumo nero, oltre gli occhi.

La vita, il suo contrario.

Monete.

Giochi di un potere,

Invadente.

Giochi, con la vita.

Tace.

La morale comune.

La via d’uscita.

Il silenzio,

comprato al peso dell’oro.

Loro,

volti, giustificazioni.

Il mondo va avanti.

E alcuni si fermano.

Le fiamme alimentano.

Le fiamme, mentono.

Tace,

la dinastia delle cose.

La prosa delle scuse.

Il compromesso,

e la pace. Negata.

Io mi fermo qui

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Io mi fermo qui.
C’è odore di pane caldo.
E fuori infuria la tempesta.
Un giorno, accade.
E non toccherà al vento,
spazzar via il veleno.
Tanto meno ai giorni.
Da qui vedo il mare.
E la pioggia, acida.
Gocce che scivolano,
sui vetri sporchi.
Ed è inevitabile.

A quest’ora è più facile 

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É notte.
E le parole vengono meglio.
Come un piatto cucinato ad arte.
Solo che non ho fame.
Sento i brividi.
Sarà la febbre.
Sarà l’inverno in arrivo.
Giro la pagina,
ma è ancora bianca.
Presto arriverà.
La neve, dico.
Coprirà tutto.
Anche l’unico sentiero.
Che portava lassù.
Ma a quest’ora è più facile,
pensarci.
É notte.
E non riuscirei a vederlo

Mondi, paralleli

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Promemoria.

Della memoria che manca.

Luce soffusa.

Parole troppo calde.

E innescare un discorso, 

ma è tardi.

E forse ho paura.

Un biglietto del treno.

L’odore del treno.

Ogni cosa evoca,

senza ricordare.

L’ora d’aria.

Fuori dai confini,

disegnati da un bambino.

Un rumore lento.

Binari.

Scambi.

Volti.

Luoghi improvvisati,

poco prima della stazione.