Un orologio rotto

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Un orologio rotto,
segna l’ora di una vita fa.
Una bottiglietta d’acqua,
che non basterà a saziarmi.
La sete è una lama affilata,
quando hai paura.
Un corridoio troppo lungo.
Un cuore che batte troppo forte.
Estraneo.
Distante.
Assente.
Un orologio rotto,
segna l’ora di una vita fa.
Fermo, in bilico, sospeso.
In attesa.

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Text by Daniele Mosca

Nemmeno pioggia

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Le luci di questa notte,
disegnano traiettorie strane.
La pioggia batte sul parabrezza.
E la musica non basta.
Premo l’acceleratore,
per non sentirmi parlare.
Perché il silenzio racconta,
spesso molto meglio di me
Avrei bisogno di una birra,
di un caffè. Di un mondo nuovo.
Tutto corre troppo veloce.
E io ho bisogno di tempo,
per capire.
Per guardarmi con gli occhi migliori.
Le luci di questa notte,
disegnano traiettorie nuove.
E forse, quella che vedo,
non è nemmeno pioggia.

Qualcuno ci proverà sempre

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Ci saranno errori che farai.

Altri che qualcuno ti dirà di aver fatto.

Ma tu le chiamerai scelte.

Perché la vita è fatta di questo.

Scelte.

Come mattoncini di Lego,

da montare, smontare,

con l’intento di costruire.

Qualcuno ci proverà sempre,

a distruggere quello che avrai costruito.

Per questo dovrai guardare oltre,

provare a non arrabbiarti.

E difendere le tue scelte.

E a ricostruire, se sarà il caso.

Ci saranno parole che ti sapranno ferire.

Altre con cui vorrai ferire.

Perché la vita è fatta anche di questo.

Parole.

Soltanto parole.

Un silenzio nuovo

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É un silenzio nuovo,
quello che ci avvolge.
Carico di curiosità,
timore e tenerezza.
Tutto ha un luogo in cui tornare.
Anche i sospiri,
rubati mentre ti annuso.
Un profumo che non so raccontare,
che non si può spiegare.
Ma che riempie ogni cosa.
Tu hai bisogno di noi.
Noi, di te.

C’è una parola

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C’è una parola,
nascosta tra piccole cose.
Gesti sussurrati,
sguardi rubati.
Un tocco,
lieve,
come quando sfiori il tasto di un pianoforte.
Riesci a sentirlo,
Anche se impercettibile,
quel suono.
Vibra nella cassa armonica,
attraversa l’aria della stanza,
giunge oltre l’orecchio.
Meccanismi,
Incroci di idee.
Ingranaggi che diventano un presente,
che fino a pochi anni fa sembrava non più possibile.
Come quando si è superato il momento giusto.
Quella sensazione che fosse ormai troppo tardi.
C’è una parola,
nascosta tra piccole cose,
che invece sono enormi.
Senza confini.
C’è una parola,
che posso sentire risuonare tutto intorno:
famiglia.

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Text by Daniele Mosca

Quando sarai qui

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Quando sarai qui,
ogni cosa sarà colorata.
Sfumature sconosciute,
tutte da imparare.
Quando sarai qui,
torneremo ad avere paura.
Paura di sentirsi inadeguati,
impreparati.
Quando sarai qui,
ci scopriremo a fissarti, increduli.
Perché piangerai.
E noi non sapremo il perché.
E anche se non sembra vero,
tutto questo ora è realtà.
Ora sei qui.
E hai bisogno di noi.
Con tutti i nostri difetti.

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Text by Daniele Mosca

Il fascismo non esiste

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Io non voglio credere che il tema fascismo sia diventato un comodo dialogo da salotto tra intellettuali di destra e sinistra. Non lo accetto. E non posso farlo perché non si tratta di portare tutto sul piano politico, perché onestamente io non ritengo l’attuale governo fascista, anche se la maggior parte degli “intellettuali” di destra provano quotidianamente a sostenere questa tesi. Se aprissimo gli occhi scopriremmo che le realtà politiche fasciste e che tali si riconoscono hanno già alzato la testa da diverso tempo e puntano a sedere in parlamento e nei posti di potere. Prima lo ritenevamo un fenomeno lontano, ricordiamo Alba Dorata in Grecia, poi La Pen in Francia. Ma non era un fenomeno isolato. E seppur per ora non è andata bene alla Le Pen, è andata bene ad altri politici che governano in tutta Europa con idee e ideali che fanno paura. Qui non si parla solo di immigrazione, intendiamoci. Personalmente ritengo che le regole siano necessarie e che non possa esistere un’immigrazione incontrollata. Il pensiero fascista è un concetto che entra nel vivo della libertà delle persone, a partire dai pensieri più intimi e personali. Quando sento inneggiare a un ritorno alla famiglia con l’obbligo di portare a termine una maternità perché l’obbiettivo è procreare, io inizio ad avere paura. Paura, all’inizio. E rabbia immediatamente dopo. Quando al dose viene rincarata con il negare le coppie di fatto e discriminazione di chi è diverso da ciò che questi signori ritengono “normale”, inizio a scrivere. Questo “scrivere” viene catalogato dagli “intellettuali” di destra come una chiara manifestazione di partecipazione a quel partito o a quell’altro. Uno stupido tentativo di catalogare le persone, così che sia più facile demolirle. “Allora sei comunista”, dicono “Sei Piddiota”, allora. Questo è il livello. E no, cari miei, io sono italiano, amante della storia e della letteratura e, ascoltate bene, non ho alcuna tessera politica in tasca. Questo fa di me un libero pensatore, una persona che si pone domande e cerca le risposte. La polemica che vedo crescere negli ultimi giorni riguarda il romanzo di Michela Murgia e il suo celebre “fascistometro”. Cosa volete che dire magnifica. Magnifica operazione commerciale. Punto. La mia considerazione finisce qui. Quell’elenco per me non è null’altro se non una serie di cialtronate. Detto questo, vorrei chiedere agli “intellettuali” di destra se vedere sfilate di fascisti, nazisti e teste rasate che rivendicano posti di potere e minacciano pulizie ed epurazioni rappresentano il loro ideale di libertà di pensiero. Forza, avanti con le risposte.

Dalla parte giusta

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Abbiamo costruito un mondo,di barriere.

Le peggiori sono dentro di noi.

Parliamo di libertà,

dalle sbarre dell’ipocrisia.

Siamo perfetti,

davanti a specchi coperti.

Siamo alibi e difetti,

celati dietro ai nostri occhi.

Abbiamo creato la paura,

perché intimorire è la migliore arma di difesa.

Abbiamo costruito un mondo,

di cancelli.

Senza nomi.

Senza chiavi.

E forse non esiste,

la parte giusta di un cancello.

  

Dove avevo gli occhi

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Dove avevo gli occhi,
al margine esterno della terra.
Dove il sale li brucia.
Il marchio a fuoco,
il gioco sbagliato.
Siamo esseri umani.
Demoni sporchi di santità.
Dei che non ce l’hanno fatta.
Dove avevo gli occhi,
cancellati dal tempo.
Battuto, perché diventasse musica
Sconosciuto, buttato.
Senza nome.
Chiudo la serranda del negozio,
per oggi ho sorriso troppo.
Cerco il mio volto,
tra le vetrine spente,
di una città pronta per l’inverno.
I poeti a quest’ora dormono.
Dove avevo gli occhi,
persi, disillusi, stanchi.
O semplicemente chiusi.

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Text by Daniele Mosca

Ogni giorno ti cambia

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Ogni giorno ti cambia,
ti regala una luce nuova.
Paure e speranze,
dubbi e certezze.
Ogni giorno ti avvicina,
al giorno in cui la vedrai.
Un sogno che diventa realtà.
Un pianto che sa di vita.
Un mondo intero,
che inizia a girare.
Sempre più forte.
Ogni giorno ti rende più bella,
l’attesa che non è aspettare,
ma crescere.
Ogni giorno ti cambia,
e mi regala un’altra luce.
Un’attesa che vibra nell’aria.
Come quando aspetti un treno.
E sai che ti porterà lontano.

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Text by Daniele Mosca