Pelle bruciata

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Quel viaggio per me è la vita.
La mia pelle è bruciata,
dal sole, dal deserto.
E dalle minacce.
Ho un figlio piccolo laggiú.
Ha bisogno di mangiare, di crescere.
Di vivere.
Non ho mai visto il mare.
Non so nuotare.
Ma per lui so che potrò superarlo.
Avevo dei soldi.
Frutto del mio lavoro,
di quello dei miei genitori.
Non so per quanto potranno occuparsi di lui.
Devo fare presto.
Per questo ho accettato mi picchiassero,
Umiliassero.
Vendessero.
Su questa barca siamo in troppi.
So che molti non ce la faranno.
La nave sta imbarcando acqua.
Provo a non aver paura,
ma non ci riesco.
I trafficanti ci han detto che arriveranno a prenderci.
Loro sono andati via.
Mio figlio è l’unica stella che riesco a vedere.
In questa notte di luna, colorata di sangue,
prego. Immagino,
un mondo in cui un uomo,
possa attraversare io mare,
per salvare suo figlio.
Sogno i suoi occhi,
finalmente al sicuro.
Sogno i suoi occhi,
che si specchiano nei miei.
Sogno, ma è un incubo.
Perché io non so nuotare.

Photo by Unsplash
Text by Daniele Mosca

Senza di te, io non sarei qui

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Senza di te,io non sarei qui.

Sarei, forse,

a ingannare un amore che non c’era.

A illudermi,

che qualcuno credesse in me.

Che scrivere mi potesse bastare.

Senza di te,

non penserei che abbiamo creato un mondo.

Due occhi che ci guardano,

e iniziano a conoscerci.

Senza di te,

io non sarei qui,

a cercare di rimanere in piedi,

anche quando provano a farmi cadere.

A cercare parole nuove,

quando mi dicono di stare zitto.

A guardarti negli occhi,

senza trovare quelle giuste per dirtelo.

Ho imparato a parlare con i silenzi,

talvolta con gli sguardi.

Perché dirlo, è difficile.

In mezzo a questa gente che lo urla,

perché é giusto così.

Che scrive sui muri,

perché é di moda.

Che lo ripete a se stesso,

per convincersi che sia vero.

Senza di te,

quel coraggio, io non ce l’avrei,

e non sarei qui.

A sussussare,

ti amo.
Photo by Unsplash

Text by Daniele Mosca

  

Non gli era bastato

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Le ultime monete nella macchinetta,
un biglietto del treno l’avrebbe portata via, Lontano.
O a casa, forse.
Lui l’aveva tradita.
Non gli era bastato,
mostrarle il suo corpo,
sovrastare quello di un’altra donna.
Aveva voluto dirle che l’amava.
Che era stato un gioco.
Aveva pianto, urlato,
corso a perdifiato.
Per rimanere sola.
Sola, con se stessa.
E mentre le immagini, sporche,
la tormentavano.
Aveva capito.
Che non aveva un posto in cui andare.
Suo padre le avrebbe detto di accettare.
Sua madre forse no,
ma sarebbe arrivata alla stessa conclusione.
Il suo viso nello specchio era cambiato.
Improvvisamente.
Si dice che certe cose, ti cambino.
E lei si sentiva più vecchia.
Ma più bella.
Lo specchio le restituiva altri occhi.
Avrebbe pianto ancora,
urlato.
E corso ancora a perdifiato.
Ma non sarebbe mai più stata sola.
Perché aveva imparato,
che il tuo miglior alleato.
Sei tu.
Sorrise, il treno stava per arrivare.
Così, si avviò verso il binario.
Direzione, un nuovo lavoro,
una nuova casa.
Il mondo sarebbe stato sempre lo stesso.
Feroce, cinico, traditore.
Lei, no.

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Text by Daniele Mosca

Nevica, come cenere

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Nevica,
piccoli granuli che si poggiano,
silensiosi,
sulle mie spalle.
Non ci sono nuvole,
eppure nevica.
Siamo al sicuro.
Nei nostri cappotti.
Siamo migliori.
É giusto così, mi dico.
Eppure continua a nevicare.
Ignobile fuliggine,
che sporca i miei pensieri.
Dentro di me qualcosa urla,
la mia coscienza.
Sono cattivi.
Ci rubano il lavoro.
Sono perversi.
Sono sporchi.
In fondo, se lo meritano.
Allontano la neve dalla spalla con una mano.
Neve, come cenere
É ora di rientrare,
ho anche un po’ di fame.
Forse domani smetterà di nevicare,
loro, di esistere.

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Text by Daniele Mosca

La realtà è acqua gelata

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La realtà è acqua gelata,
questo devi saperlo.
Quando sceglierei ti buttarti,
mancherà il respiro.
E saranno in pochi,
a fartelo ritrovare.
Per questo,
non mollare.
Tieni il tempo,
risparmia l’ossigeno.
Non cedere al panico.
Lo so che non è facile.
So che lascerà tracce.
Ma, nonostante l’amarezza,
ti insegnerà a guardare con i tuoi occhi.
A fidarti di pochi.
E a puntare su te stessa.
Sempre.
Anche quando ti dicono che non ce la puoi fare.
Soprattutto, quando ti diranno così.
La realta è acqua gelata.
Ma placa la sete.
É la tua vita.

Photo by Unsplash

Text by Daniele Mosca

La donna guardava fuori

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La donna guardava fuori,
in mezzo a un mondo distratto.
Forse il peso del silenzio,
o della malinconia.
Ma non parlava.
Fissava le auto sfrecciare,
sulla strada del ritorno verso casa.
Ma il mondo dimentica,
delle cambiali non pagate,
dei giorni messi nei cartoni,
di noi.
Di ciò che siamo stati.
Il riflesso sul vetro,
la mostrava più vecchia.
Mentre si sentiva bambina.
Preda dei ricordi,
dei sogni rimasti tali.
L’amore taglia in due,
inganna,
manda fuori strada.
Restano le ferite.
La donna guardava fuori,
in attesa di un amore,
che non sarebbe arrivato.

Photo by Marc-Olivier Jodoin on Unsplash
Text by Daniele Mosca

L’amore non si scrive

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L’amore non si scrive,
lo si metterebbe a nudo.
Esposto agli occhi sporchi.
Lo si nasconde,
tra lo spray delle scritte sui muri.
Tra le note rubate a un cantante.
Nella melodia sospesa,
urlata quando fuori piove.
L’amore è un codice.
Una linea sinfonica,
che oltrepassa pareti,
scavalca montagne.
Ma no, non si scrive.
Strapperesti mai il tuo cuore,
gettandolo sul marciapiede,
solo per dire che lo possiedi?
Il mio cuore non è mio.
É di chi ogni giorno lo fa battere.
Gli regala le parole per raccontare.
Di chi soffre,
senza avere il coraggio di gridare.
Di chi abbassa gli occhi,
perché ha paura.
Di chi vuole andar via,
quando vorrebbe restare.
L’amore non si scrive,
è la vita, i suoi istanti.
É un segreto che custodisco.
É un diario chiuso col lucchetto.
Ma chi lo conosce,
non avrá bisogno di chiavi.
Scrosterá ogni muro,
Ogni musica nell’aria.
E lo troverà.
E magari in quella piccola lacrima,
si ritroverà.
E quello sarà l’amore.

Photo by Unsplash
Text by Daniele Mosca

E se non ho tatuaggi

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Si diventa grandi,gli occhi stanchi.
Ci siamo fatti male,

creduto alle favole.

Ma eravamo soli,

quando iniziava a piovere.

Quando l’ultima stella, cadeva.

E se non ho tatuaggi,

è perché voglio ancora cambiare.

Fuggivo dagli sguardi,

perché nessuno potesse vedermi.

Il silenzio mi capiva,

l’emozione, non tradiva.

Ma resta ferma,

provaci, a cambiarmi.

A rendere viva, la pelle.

Le stelle, sono ancora lì.

Appese a una favola.

E io, ci credo.

Si diventa grandi,

mai abbastanza. 

Per imparare

A guardare, oltre le lacrime,

tatuate dentro di noi.
Photo by Aliyah Jamous on Unsplash

Text by Daniele Mosca 

 

Vicino

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Lontano dagli occhi,
lontano da cuore.
É un colore inatteso,
tra le mani, abbandonate.
Le note donate,
a un mare in tempesta.
Il tempo e il risveglio.
Ciò che si perde. E che resta.
Vibrano gli occhi,
un pensiero che passa.
Silenzioso,
come una stella che cade.
In quel mare, nel buio.
Una luce si nasconde.
Siamo così, lontani.
E diversi, persi.
Immersi nel domani.
Che è qui. Troppo vicino.

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Text by Daniele Mosca

É la musica che apre quelle porte

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É la musica che apre quelle porte.
Dei pensieri incauti,
sporcati di storie.
Rubate, nascoste,
svendute al miglior offerente.
Buttai giù l’ultimo sorso di birra.
Non avevo più voglia di scrivere.
Salendo in auto,
Potevo rivedermi nello specchietto.
Ero invecchiato.
Forse qualcosa, però, l’avevo imparata.
Accesi l’autoradio.
Quella pessima stazione radio
a quell’ora passava sempre la solita canzone.
Ed era ciò di cui avevo bisogno.
Rimaneva sempre una lacrima,
in bilico,
come se non avesse il coraggio di buttarsi.
Ed era vero, in fondo.
Non ce l’aveva.
La vita corre in fretta,
come un treno che taglia in due la notte.
E attorno a noi, cambia tutto.
Un paesaggio che sfugge,
mentre cerchi il tuo riflesso nel finestrino.
La radio stava trasmettendo della pubblicità,
in quel momento.
Accesi l’auto e accelerai.
É sempre la musica che apre quelle porte,
e finché sarò ancora in grado di aprirle,
vorrà dire che sarò ancora vivo.
E che la radio trasmetterà una nuova canzone.

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Text by Daniele Mosca