Senza specchi

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Occhi distratti,
siamo treni in corsa.
Strabici, sui cristalli liquidi.
Persi, a nasconderci dai lividi.
Sogni rimasti intatti,
invecchiati, presi da una morsa.
Occhi più stanchi.
Pronti a guardare ancora.
Oltre lo schermo.
Illusi di specchiarci.
Ma ci dimentichiamo chi siamo.
Fino a perderci,
ad annegare.
In quello schermo.

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Text by Daniele Mosca

I Navigli di Leonardo

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Leonardo Da Vinci è conosciuto per tantissimi temi, anatomia, ingegneria, arte. Pochi ricordano che è stato l’ideatore del sistema di canali che alimentavano i famosi Navigli di Milano. Il suo progetto rese navigabili le canalizzazioni permettendo di collegare il lago Maggiore con il lago di Como. Le canalizzazioni avevano permesso di far giungere a destinazione i materiali per la costruzione del Duomo di Milano. Con l’avvento delle automobili le canalizzazioni persero la loro utilità e man mano vennero intubate. I temi idrogeologici dei giorni nostri hanno riportato in auge l’importanza dei canali per funzionalità idrogeologiche. Cinquecento anni più tardi il genio di Leonardo esprime ancora tutto il suo splendore.
#LeonardoDaVinci

Paura di non capire

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I titoli dei giornali esasperano o ignorano, ma la serie di attentati che hanno avuto luogo in Sri Lanka riguarda un attacco di matrice islamica contro i cristiani, avvenuto durante una celebrazione religiosa. Nel nostro paese è in corso una propaganda volta indoviare un nemico, da ricercarsi tra gli immigrati, tra i quali è evidente la maggioranza di individuali di religione islamica. Questo spiega il timore o la necessità di strumentalizzare l’accaduto. La sensazione è quella si vivere in un continuo clima da partita di calcio. Sono tornati in auge temi come fascismo, razzismo, deriva autoritaria, comunisti e tanti altri. In tutto questo si sta perdendo un concetto che è naufragato già a seguito degli attentati dell’Isis in Europa, ovvero l’integrazione. Attentati effettuati da personaggi nati e cresciuti nei paesi che hanno attaccato. Qualcosa è andato storto, tirando fuori concetti che si credevano dimenticati, come la guerra tra religioni. A fare da sfondo una politica falsa che si autoalimenta con il dissenso e una volontà di non leggere una storia che è stata scritta in troppi modi diversi e che si presta troppo facilmente al revisionismo storico. Insomma, nella confusione ognuno può dire quel che gli pare. Un periodo storico difficile. A differenza degli altri precedenti, qui c’è la rete che fagocita e smonta, senza poi lasciare traccia. Milioni di trame diverse. Fermiamoci a pensare a cosa sappiamo davvero di quello che accade e invece quanto siamo in grado di assimilare pensieri di altri. É questo il rischio, come in tutti i periodi storici, diventare strumento, perdere la capacità di riflettere. Questo a prescindere dal grado di conoscenza. In questo momento storico anche chi legge può essere influenzato, anche senza esserne consapevole. Anche chi scrive. Ed è questo non sapere a fare paura.

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Text by Daniele Mosca

Notredame: perché non hanno usato lo spegnimento dall’alto

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Le cattedrali gotiche sono caratterizzate da un sistema di pesi e contrappesi, per questo l’incendio di #notredame ha destato diverse preoccupazioni, in particolar modo per quanto concerne le tecniche di spegnimento. Per sostenere le altissime pareti verticali e mantenerle leggere i maestri costruttori del tempo hanno previsto la presenza di ampie vetrate, ovvero i rosoni e le vetrate verticali. Sulla parte alta sono presenti diverse statue e ovviamente il tetto sorretto dalle pareri. Uno dei temi che per esempio non era presente nei nostri territori era il vento. Infatti per poter costruire strutture così alte avevano ideato un sistema di puntali per scaricare a terra le sollecitazioni create dal vento e che si trasferiva attraverso le pareti. Questa è chiaramente una semplificazione per far capire quanto fosse critica la situazione, ovvero la presenza di un incendio che destabilizzava man mano la distribuzione dei carichi e contestualmente il vento che da una parte alimentava l’incendio stesso e dall’altra sollecitava la struttura verticale. Il rischio era ovviamente il collasso delle pareti verso l’interno. Questo tema é stato sicuramente un fattore che ha determinato la scelta di evitare l’utilizzo di sistemi di spegnimento delle fiamme dall’alto, ovvero con Canadair o elicotteri. Per fortuna la struttura è salva, così come le vetrate. La ricostruzione sarà un lavoro lungo e non facile, ma #notredame è stata salvata grazie alle scelte degli uomini che sono intervenuti in fase di emergenza.

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Text by Daniele

Ci rivedremo

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Ci rivedremo.
Nonostante le nostre paure.
Le strade che ci dividono.
Le guerre, che ti hanno sporcato il viso.
Ti hanno ferita.
Quante volte ti sei rialzata,
e ti rialzerai.
Anche questa volta.
Passerà la cenere,
le sirene smetteranno di suonare.
Ti ritroverai in silenzio,
e dovrai guardarti allo specchio.
E farà male.
Ma ci saremo.
E ti guarderemo con lo splendore di sempre.
Perché noi ci rivedremo.#notredame

Come fosse uno scudo

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Indosso un giubbotto nero,
come fosse uno scudo.
Perché non c’è il tempo di piangere,
di rispondere a chi ti vorrebbe finito.
Perché in questo mondo,
é importante apparire.
E chi piange, è più convincente.
Ma a noi piace combattere.
Con le mani, le unghie.
L’impegno.
La forza di volontà.
E quando i risultati non arrivano,
ci riproviamo.
Ancora.
E a chi pensa di conoscermi,
di sapere i punti deboli,
dico che ha ragione.
Ma che non basterà.
Indosso un giubbotto nero,
ma il vero scudo sono i miei occhi.
Il modo in cui riesco ancora a sognare.

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Text by Daniele Mosca

Cinque mesi

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Cinque mesi di te, di noi. Di questa sensazione che nemmeno uno scrittore vero saprebbe e potrebbe raccontare.
Quando ci cerchi con lo sguardo, quando emetti i primi suoni e sembra che tu ci voglia parlare. E forse è davvero così.
Quando la sera vorrei poter volare per superare il traffico e arrivare prima che tu chiuda gli occhi per addormentarti, anche solo per vederti un attimo.
Quando vorrei poter dare un futuro sicuro e anche il mio pessimo carattere potrebbe diventare un ostacolo.
Cinque mesi di te, di noi.
Quando cambiare è necessario, ma il fuoco dentro, resta. E le ferite dentro bruciano, ma servono anche quelle. Perché quando i tuoi ci cercano, sono il regalo più bello. Il motivo più importante per il quale vivere.

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Text by Daniele Mosca

Non so mettere a posto le cose

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Non so mettere a posto le cose,
i pedoni sono sparsi per terra,
Re e Regina abbandonati in salotto.
Gli alfieri sono spariti.
E io, questo gioco, non lo conosco.
Un serpente distrusse tutto,
col veleno di chi sa strisciare.
Il tempo lo aiutò,
a costruire trame oscure.
Coperto dalla paura delle torri.
Mentì.
Aggredí.
Io, mi persi.
Scegliere la violenza,
sarebbe stato più semplice.
Ma posso guardarmi allo specchio,
perché vagando nei luoghi bui,
ho incontrato un volto che non conoscevo.
Così scoprii che non avevo paura.
Che le partite vanno giocate.
E in una libreria trovai un libro,
che mi ha insegnato tanto.
Sulla vita,
sul mondo.
E, infine, su di me.
Era il manuale degli scacchi.
Non so mettere a posto le cose,
ma conosco posizioni,
mosse,
strategie.
E una consapevolezza.
Dai peggiori maestri,
si può anche imparare.
Per poi scegliere di giocare un’altra partita.

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Text by Daniele Mosca

Vorrei ballare

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Vorrei ballare fino a tardi,
sotto gli occhi inorriditi delle maschere.
Dei ghigni perversi,
sporcare i miei versi,
Di battiti osceni e ricordi,
Sorseggiando inganni.
Sentire musica così forte,
da far tremare i pensieri.
Cercare nel fondo di un bicchiere,
ciò che mi fa bruciare lo stomaco.
Il semaforo lampeggia.
È notte, ma l’aria mi inganna.
Sento ancora il brivido,
il mio corpo si muove,
trascinato nel vortice,
che a ogni nota, implode.
Vorrei ballare fino a notte fonda,
fino alle mie stesse radici.

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Text by Daniele Mosca

Sento il bisogno

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Sento il bisogno del mare,
del rumore delle onde.
Del vento sulla faccia.
Del sapore amaro del sale.
Di specchiarmi in qualcosa,
che mi ricordi chi sono.
Dell’alba, persa in un riflesso.
Della luce che ti abbaglia,
ma di cui non sai fare a meno.
Sento il bisogno del mare,
perché é come fare ordine, dentro.
Rimettere a posto anche ciò che fa male.
E che si deposita in fondo.
Mentre questa città ci avvelena.

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Text by Daniele Mosca