Amaro

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In questi giorni la politica ha davvero mostrato il peggio, da tutte le parti, in tutte le sue componenti. Si è letteralmente sbriciolata in microscopiche particelle di decenza. Non posso credere che l’Italia e gli italiani siano arrivati a questo punto. Non posso crederlo. Purtroppo il ponte crollato è una metafora amara di quello che siamo diventati. Se una possibilità esiste, è rialzarsi e tornare a costruire qualcosa con umiltà e determinazione. Sempre se ne troveremo ancora la forza, la speranza, ma soprattutto l’onestà. Quella vera.

Il gruppo Bilderberg si riunisce a Torino

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Sia ne #Lequazione che ne #LaMacchinadelsilenzio ho citato diverse organizzazioni che in qualche modo sono riconducibili al cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale”. Molti gridano al complottiamo, ma da sempre gruppi di personalità di rilievo si riuniscono per pianificare e strutturale strategie su temi importanti e fondamentali per l’intero mondo. Sin dai tempi delle prime ricerche per i romanzi ho potuto notare questo fenomeno ed è curioso scoprire che da domani uno dei gruppi più influenti della terra si riunirà proprio a Torino dal 7 al 10 giugno. Si chiama gruppo Bilderberg ed è stato creato Rockefeller nel 1954 e comprende i rappresentati di 23 paesi e diversi personaggi come John Elkann, sino al presidente della Banca d’Italia, Cardinali, personalità di Fincantieri, Vodafone e chi più ne ha, più ne metta. I temi trattati sono sicuramente curiosi e degni del tecno thriller più fantasioso: Populismo in Europa, Intelligenza Artificiale, Stati Uniti prima delle elezioni medio termine e in generale la situazione leadership a livello mondiale, Libero Scambio, Russia, Arabia Saudita e Iran, Mondo “post-verità” e, infine, il Computer Quantistico. Che rapporti ci sono tra tutti questi temi? Molti, se non moltissimi. E da questi concetti che sono partito per scrivere i primi due romanzi, in bilico tra fiction e cronaca e dal quale sto ripartendo per “anticipare” la storia di domani. A chi urla al complottiamo consiglio di analizzare bene la storia e la cronaca, perché contengono diverse informazioni che passano in secondo piano. E non perché personalità di spicco si incontrino, questo accade ogni santo giorno, ma perché esiste un equilibrio tra diverse forze, politiche, economiche, sociali, culturali ed è inevitabile che queste si parlino. Proprio per evitare scenari che gli scrittori possono solo immaginare. Ma è poi davvero immaginazione?
#bildergerg
#NuovoOrdineMondiale
#Massoneria

Gustav Klimt e La secessione viennese

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Gustav Klimt é stato un grande artista, innovativo e geniale. Pochi sanno che è stato presidente della Secessione Viennese, un organismo culturale e politico che si era separato dall’Accademia delle Arti per costruire una nuova filosofia artistica, culturale e comunicativa. Di questo movimento faceva parte, tra i tanti, Sigmund Freud. Questo é in tema che mi ha affascinato a tal punto da diventare fondamentale per #LaMacchinadelSilenzio
#gustavklimt #lasecessione

Salone del Libro di Torino – primo giorno

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Andare al Salone del Libro per me é sempre stato emozionante. E non solo per i libri che ho scritto, ma perché l’ho visto nascere. Era il tempo dei grandi saloni, quello dell’Automobile, della Musica. Il Salone del Libro è sopravvissuto alle crisi economiche e culturali. É ancora qui. E questa resilienza non può che emozionare. Nonostante tutto.

Caso “Cambridge Analytica”.

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Caso “Cambridge Analytica”.
Leggo commenti indignati contro una fantomatica “Bigdata” e complottisti a difesa della fantomatica privacy. Ragazzi, quello che è accaduto, maldestramente, è ciò che fa Facebook quotidianamente a pagamento. Vi faccio un esempio semplice, se volessi far arrivare un post proprio davanti ai vostri occhi dovrei semplicemente impostare il vostro target di riferimento per la promozione. Cosa vuol dire? La vostra età, sesso, interessi, passioni, paure. E ci riuscirei non perché io sia particolarmente bravo, ma perché Facebook questi dati li ha! E, udite, udite, quei dati glieli avete dati proprio voi. Quindi, tranquilli, continuate a pensare che Facebook sia solo un gioco. E magari, prima di parlare e commentare, consiglio sempre utile, leggete gli articoli fino alla fine.

Disertore

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La comunicazione sui social network non mi piace. Personalmente provengo da una realtà diversa: quella dei primi blog. Un contesto in cui prima di scrivere ci si documenta, si studia e si analizza. Quello che vedo sui social è la mancanza totale dei tempi tecnici necessari per riflettere. É difficile risultare credibili quando si alternano nella propria linea comunicativa tagliatelle alla bolognese, video con le orecchie e geopolitica internazionale. Non è un segreto che gli algoritmi dei social premino alcune forme comunicative rispetto ad altre. Ma il tema è un altro, i testi stanno lentamente sparendo, sostituiti da slogan insignificanti. Questo non è il futuro che immaginavo. Non mi stupisce la spirale di violenza verbale su temi come razzismo e terrorismo e la lascivia dei social nei confronti di questo fenoneno. Per loro è traffico. E tanto basta. Cavalcare un mare con onde così alte diventa sempre più difficile. Ognuno di noi gradualmente viene ridotto a un silenzio calcolato. Viene ridicolizzato, anzi, costretto ad auto ridicolizzarsi per sembrare più simpatico. Molti si chiederanno perché, se proprio non mi piace la comunicazione sui social, io sia qui. La risposta è semplice. Le mie parole nascono sulla carta, ogni concetto viene studiato ed elaborato prima di diventare un articolo. Così come si faceva una volta. Le mie parole hanno superato l’era dei diari segreti, di splinder, di myspace e ora sopravvivono nella realtà virtuale. Farle sopravvivere è un combattimento quotidiano. Soprattutto con me stesso. Forse un giorno verranno inghiottite dal vortice. Ma in mezzo a questo rigurgito nazifascista, tra soldati rabbiosi con la bava alla bocca, io preferisco disertare. Sentirmi un partigiano, un bandito, continuando a credere di poter difendete la libertà, anche soltanto con le mie parole.

Prima che la follia ci travolga

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Una testa mozzata, in questo caso quella di Laura Boldini, è l’emblema della violenza e dell’ignoranza mista ad astio che traveste da polemica una deriva estremista preoccupante. Proviamo a fare ordine. Una forte immigrazione, provocata da diversi fattori, ma principalmente da guerre civili nei paesi di provenienza (in alcune di queste siamo compartecipi) e fattori economici. E un disagio generalizzato che nasce dalla difficoltà di gestire un così ampio fenomeno migratorio. Poi accade questo: una ragazzina viene ritrovata a pezzi in due valigie. Il responsabile è un Nigeriano. Sale il livello della polemica e della violenza da tastiera. Ma questa volta accade anche altro. Un giovane militante, vicino a Casapound, e politico, vicino alla Lega, spara dalla sua auto con la sua calibro 9 e ferisce diversi extracomunitari, poi si lascia arrestare avvolto nella bandiera italiana. A questo punto il livello di tensione sale ancora. Saviano accusa Salvini, leader della Lega, di essere in mandante morale del giovane militante. Partono gli insulti verso Saviano e tutta la sinistra, rea di aver agevolato il flusso migratorio. Tutto il panorama politico minimizza, siamo in campagna elettorale. Il militante è solo un pazzo. Si scopre che era stato anche candidato per la Lega. A un certo punto si cercano anche la correlazione tra il ragazzo e la ragazza assassinata, ma non c’è. Se non la vendetta. Un’escalation di rancore avvolge ogni cosa. Compare la testa mozzata della Boldrini. Viene denunciato l’autore del fotomontaggio, ma è fiero del suo gesto. Così come il giovane militante. Il fascismo è stato sdoganato un’altra volta, funzionale alla politica, come un’ultima granata in guerra. Auspico che i violenti da tastiera vengano ritenuti responsabili di ciò che propongono. Ci mettano la loro faccia e paghino per i loro reati. Prima che essere a decapitato non sia un fantoccio, ma la democrazia. Prima che la follia ci travolga.

Secondo Prodi

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Secondo Prodi il Pd è l’unica forza che ha a cuore l’unione delle forze di sinistra. Il riferimento è ovviamente a Liberi e Uguali, compagine che contiene al suo interno gli scissionisti dalemiani, Civati, Grasso, Boldrini, etc etc. Ripercorriamo però la genesi di questa di questa formazione. Si tratta di tante piccole minoranze del Pd, più altre realtà più riconducibili ai comunisti, che in qualche modo hanno sofferto l’egemonia renziana. Per chi non lo ricorda, il Partito Democratico nacque con due anime, una del vecchio Pds, feudo dalemiano, e Margherita, trasposizione in chiave moderna della Democrazia Cristiana (l’altra parte era confluita nelle correnti di centro destra). Quello che è accaduto nel Pd a guida renziana è una confluenza verso l’area di centro. In questo contesto la scissione era inevitabile. Tuttavia all’interno del Pd stesso esistono ancora diverse correnti di minoranza, Orlando, Emiliano e altre mille, credo. Questo vuol dire una cosa: democrazia non può voler dire vincere sempre e ottenere sempre e costantemente il potere dell’ultima parola, allo stesso tempo è impensabile chiedere il voto agli elettori presentando una scelta in cui è impensabile riconoscersi. Il problema sta forse nelle alleanze. Il Pd renziano lavora da tempo con l’area centrista di destra, a dimostrarlo sono stati proprio gli ultimi governi. Vale a dire che le ambizioni non sono più di costruire un nuovo Ulivo, per citare la creazione politica di Prodi di qualche tempi fa, ma un partito di governo più stabile. Prodi sta quindi raccontando un tema funzionale al Pd, magari in ottica futura, poiché molto dipenderà dai risultati e dal peso politico post elezioni. Probabilmente si creeranno nuovi equilibri e diverse strategie. Per ora sono solo parole, la difficoltà è capire se davvero esista ancora un progetto di sinistra e soprattutto che idee possa offrire in un mondo che cambia troppo velocemente per riuscire a rincorrere ideali. Questa campagna elettorale, da tutti i suoi frangenti, affronta il tema sociale con promesse impossibili e bonus, dimenticando il futuro. I politici puri questo lo sapevano fare. E credo lo sappiano ancora.

Esiste ancora la memoria?

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Il giorno della memoria non può essere soltanto un momento in cui ricordare le vittime di uno dei più feroci stermini di massa. In un momento storico in cui il tema razziale è tornato in auge in un modo preoccupante, in cui le campagne antisemite dei nazisti da stadio vengono punite con misere multe, in cui leader politici trattano persone come numeri sacrificabili, in cui la dialettica dei benpensanti di destra nobilita il fascismo, forse occorre analizzare dall’inizio il fenomeno. La seconda guerra mondiale si è sviluppata a seguito di un lungo periodo di recessione economica, una fase oscurantista in cui si è cercato una finta sicurezza dietro ai muri costruiti da prodotti politici nati, a loro modo, nella piena democrazia. Quello che è accaduto dopo è raccontato, a loro modo, dai libri di storia. Le vittime di questa folle idea di pensiero sono stati sin dal primo momento i più deboli, chi la pensava diversamente, i diversi dai modelli stereotipati dai regimi, sia per ragioni culturali, sia sessuali, sia economici. La razza rappresentava solo uno di questi punti “di selezione”. Quello che è importante ricordare è che l’origine del male è stata la lista dei “buoni” e quella dei “cattivi”, nel principio di scelta di un uomo nei confronti di un altro uomo. Questo non è un ideale di sinistra o di destra, ma é qualcosa di diverso. Di più importante. Le deviazioni di pensiero sfociate nei regimi non hanno infatti riguardato una sola corrente di pensiero, non solo quindi Germania, Italia, Spagna, ma diverse, anche quelle che nei tempi successivi hanno riscritto la storia sui libri di testo. Violenze continue, campi di sterminio, tortura, alterazione del pensiero, a nemmeno troppi chilometri da noi. Tranquilli, non ci sto girando intorno. Parlo degli eventi accaduti in Jugoslavia, piuttosto che in Russia e negli Stati Uniti (seppur in campi dislocati in altre aree del mondo). Quello che voglio dire è che la storia va analizzata nella sua complessità, per trarne davvero momento in cui rafforzare la memoria collettiva, senza più strumentalizzazioni che finiscono solo per far male. La violenza, il controllo del pensiero, la discriminazione devono diventare punti comuni da cui partire sempre per costruire la democrazia e la libertà. Questo vale per le componenti che affondano le proprie radici nel comunismo, così come per quelle che richiamano il concetto di “sociale”. E chiudo, ricordando che la paura del diverso è sempre stata fomentata apparentemente per difendere i diritti “sociali”, ma nella storia questo, alla fine, non è mai accaduto. Semmai si è creata povertà, altra discriminazione, paura. E guerra. Solo guerra.

#LaMacchinadelSilenzio