Lol, chi ride è fuori

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Potrei parlare di geopolitica, di idrogeologia o di rivoluzioni culturali, ma oggi si parla di un programma di grande successo di Amazon Prime: Lol, chi ride è fuori. Un programma che prevede di chiudere per sei ore in un teatro dieci comici che per vincere devono rispettare un’unica regola. Non ridere. Fin qui il gioco potrebbe sembrare semplice, ma non lo è quando nel cast ci sono esponenti della comicità di tutte le ultime generazioni, con modi e tempi diversi nelle battute, con mondi diversi, da chi proviene dalla realtà social, come Frank Matano, che con gli scherzi ci è nato  chi dalla scuola Guzzanti, chi dal cabaret e avanspettacolo come Lillo, chi dalla scuola Zelig, come Pintus, fino ad arrivare alla nuovissima scuola del Comedy Central come Michela Giraud e Luca Ravenna e del The Jackal, per arrivare alla comicità storica e surreale di Elio. Una miscela che non può non risultare esplosiva e toccare livelli di spontaneità dell’antico Mai dire Gol. Insomma, un programma di intrattenimento leggero, ma che si allontana dalla finzione che vuole sembrare tv verità. Forse questo punto segnerá un vero spartiacque tra la tv per come la ricordiamo e quella delle piattaforme, che entrano pesantemente e prepotentemente nel varietà e nel costume. Ebbene, sì, mentivo. Sto parlando di una rivoluzione culturale.

Spillover, di David Quammen

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Ci ho messo molto a finire di leggere #Spillover di David Quammen. Scritto bene, scorrevole, ricco di informazioni, ma mi ci è voluto più tempo per metabilizzarlo e rendermi conto che sia stato scritto anni prima della diffusione del Covid-19.
La narrazione mostra quanto in realtà fosse probabile che un fenomeno pandemico avvenisse da qualche parte, prima o poi.
Narra di quanto sia longeva la ricerca e la lotta ai virus.
Di quanto siamo stati anche fortunati che una pandemia non ci abbia colpiti anche prima.
Di cosa sia stato e abbia rappresentato lo sviluppo dell’Hiv.
Di quanto i nostri comportamenti in tema di ambiente e mobilitá abbiano influenzato tutto.
E di quanto ci sia stato da sempre forse l’arroganza di poter controllare la natura, inconsapevoli che eravamo disarmati.
I ricercatori, però, lo sapevano bene quanto un virus potesse essere in grado di mettere in ginocchio il mondo.
Così come lo sapevano i grandi centri di ricerca.
La verità è che si sa davvero molto poco.
La verità è che parlano davvero in troppi, a cui consiglio di leggere questo libro.
#Spillover
@adelphiedizioni

Spara, spara e salva il mondo

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Una nave cargo bloccata nel Canale di Suez, una pandemia mondiale, una corsa al.vaccino che ricorda una grande partita s scacchi. Ci sarebbero le basi per un thriller “spara, spara e salva il mondo”, come una blogger ha definito un mio romanzo, se non si trattasse della nostra vita. La geopolitica è sempre stata vista.come un tema meno importante perché poco verosimile, eppure la nostra storia è da.sempre appesa a un filo di equilibri economici e di poteri molto più grandi di noi, da un mercato delle informazioni che corre molto più veloce degli influencer. La rete non è la liberta, ma un circuito che ci controlla con più facilità. Anche chi pensa sia la manna dal cielo per la libertà di espressione non si rende conto che sia il bavaglio più efficace, regolato da algormi e banche dati che sanno chi siamo, molto meglio di noi. Per questo preferisco analizzare ciò che accade e giocare a trovarne una storia che possa raccontarne un punto di vista. E chissà, forse potrebbe essere molto più verosimile di tante saghe familiari più simili alla fantascienza.

Ph: dalla rete

L’unica strada

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Cercare le idee e le parole in un momento come questo non è facile.
Un po’ perché questo “momento” dura ormai da troppo tempo. E un po’ perché tutto questo tempo ci ha rubato e ci ruba le prospettive e le opportunità. Subentra la stanchezza, forse anche la rassegnazione per un domani che viene spostato ogni giorno un po’ più in là. Ma bisogna farsi forza e continuare a lavorare. È l’unica strada che possiamo percorrere.

Virologi in cerca di autori

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Come consulente dovrebbe affrontare il tema con il Ministro nelle sedi corrette, non parlare pubblicamente in questo modo. Questi personaggi dimostrano solo di non essere adeguati al ruolo che ricoprono, soprattutto in un contesto delicato come quello che stiamo vivendo.

Crisanti: “Chiudere 3-4 settimane in maniera drastica stile zona rossa di Codogno, e fermare ogni forma di pendolarismo, anche quello degli studenti, che è una fonte di diffusione del contagio da Sars-CoV-2 molto pericolosa”.

Vale lo stesso discorso fatto per Ricciardi. Ma il tema è un altro, cosa vogliono dire questi signori, che queste “varianti” del Covid ci stanno riportando alle condizioni di un anno fa? No, perché é quello che stanno facendo.  Seconda impressione, Crisanti si sta proponendo come alternativa a Ricciardi. In tutti questi casi penso che questi signori non siano adatti a questo tipo di ruolo. Parlano troppo e con il pubblico sbagliato.

Tutti insieme, appassionatamente

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Tutti insieme, appassionatamente. Ma il risultato di questo governo era ed è inevitabile. Perché la legge elettorale attuale non consentiva e consentirebbe di fare altro. E mentre la storia ci ha già regalato ammucchiate tra centro destra e centro sinistra, le ultime già patrocinate da un Renzi, da queste parti avevo scritto tempo fa che a mio avviso avrebbe ambito alla guida del centro destra, questa volta nell’ammucchiata è stata inglobata anche la forza politica più nuova e che era nata per opporsi a tutti i vecchi partiti. Per il bene del paese? Non credo, se questa visione politica di ambiente e tecnologia fosse stata messa in pratica dal primo governo Conte o dal secondo, forse nemmeno saremmo arrivati a questo punto. Questa scelta era inevitabile per loro? Possibile. Ma a nessuno può sfuggire che in questi anni l’impreparazione di diversi soggetti del Movimento è stata fin eccessiva in una realtà difficile come la politica. Quindi è giusto questo governo? Purtroppo, sì. Perché rispecchia la classe politicamche che abbiamo, rappresenta le nostre ipocrisie, rappresenta la nostra paura di cambiare. Draghi non è il cambiamento, ma è quello che meglio ci rappresenta. È il bancario che ci nega il mutuo, il professore che ci fa sentire piccoli e impreparati, il tizio della concessionaria che ci fa capire che l’auto che stiamo guardando non ce la possiamo permettere. Ma in Europa, il nostro, non è certo l’unico governo confuso, la politica lo è da tempo, ormai vittima del desiderio recondito di abbracciare il sovranismo. Sovranismo che è un retaggio del passato, perché nell’economia di oggi sarebbe pressoché impossibile sopravvivere. Questo governo dimostra solo che lo hanno capito anche i sovranisti. Il ché è un bene. Comprensibile anche il risarcimento danni pagato a Berlusconi dopo la caduta indotta del suo ultimo governo pre era Monti. La presenza del governo di personaggi che hanno già dato il peggio come Brunetta e Gelmini sa troppo di un passato troppo recente. Ed è il sintomo di qualcosa che non funziona e che così non può funzionare.

Il megafono dei pifferai

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Credo che la libertà vada difesa, sempre.
Pertanto credo che chi ritenga l’attacco di Washington una difesa della libertà, sbagli.
Allo stesso tempo, ritengo che Zuckemberg bloccando Trump solo adesso (e adesso anche Twitter), sbagli. Non dovrebbe essere lui a farlo. Se davvero esistesse quel fantomatico “controllo” che molti temono, mi domando come possa essere stata organizzata e orchestrata una sommossa come quella di #CapitolHill. Quindi non parlatemi di ribelli, era una manifestazione di pecoroni, esattamente come tante altre.
Credo che il mondo stia vivendo un pessimo momento, per l’ambiente, per la salute, per la sicurezza e quindi la pace, per l’economia. E modificate con l’ordine di priorità questo elenco che ritenete più adatto.
Credo che i Social vengano usati male. Potrebbero essere una grande risorsa, ma finiscono per diventare un megafono senza contradditorio per pifferai magici. E Trump é solo uno dei tanti esempi.

Fiction o revisione storica?

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Nel mio primo romanzo, #lequazione, raccontavo di un attacco al sistema, da parte di un gruppo di personaggi influenti economicamente, Dhk,  il cui fine era sovvertire l’equilibrio politico ed economico del cosiddetto “Nuovo Ordine Mondiale”.

La storia continuava nel secondo romanzo, #LaMacchinadelSilenzio, in cui, viene creata una macchina in grado di anticipare il pensiero degli esseri umani un attimo primo di essere processato dal cervello. La reazione veniva bloccata al livello dell’Amigdala. Questo avrebbe portato a cancellare il libero arbitrio. E sarebbe accaduto con un sistema assimilabile a un virus.

La tesi era chiaramente complottistica, né più, né meno di tanti altri thriller presenti sul mercato, scritti anche da penne più importanti della mia. Tuttavia quello che è accaduto negli ultimi anni ha decisamente superato quello che sarebbe accaduto nel terzo romanzo (non pubblicato da C.E. , ma in corso di pubblicazione sul web con lo pseudonimo di #labirinto).

Da allora abbiamo visto lo sviluppo del gruppo denominato Isis, o Daesh, il terrore, mediatico, crudele, “in diretta”.

Abbiamo “assistito” al presunto annientamento di questo gruppo.

Abbiamo visto andare al potere di uno degli stati più influenti del mondo uno strano personaggio politico. Abbiamo visto gli equilibri politici sociali e politici cambiare. Parliamo degli Stati Uniti.

Abbiamo visto un conflitto commerciale per lo sviluppo di tecnologia avanzata proveniente dal mondo asiatico, tecnologia non vista di buon occhio per il rischio di furto e controllo di informazioni.

Abbiamo visto da vicino il rischio di una guerra. Penso alla Corea del Nord.

I più grandi sanno che questo era già accaduto durante la Guerra Fredda.

Infatti, cambiano gli equilibri tra i paesi più influenti, comprese le nuove economie. Usa, Russia, Cina, Medioriente, una parte, almeno. E di tutti quei paesi che gravitano attorno a loro.

Ma la situazione si calma.

Poi, in una zona remota della Cina compare un virus. Qualcosa si simile a un’influenza, ma ad alto potere virale, che provoca gravi complicazioni a livello polmonare.

Fonti più o meno attendibili racconteranno che un laboratorio poco lontano erano stati svolte sperimentazioni proprio su quel tipo di virus. Le notizie ufficiali parlano, però, di virus mutato da animale, pipistrello, a uomo.

Quello che accade è lo sviluppo di quel virus in tutto il mondo fino a diventare una Pandemia, che provoca il collasso delle strutture sanitarie di tutti i paesi, a causa delle complicazioni del virus. E provoca morti, tanti morti. Perché la cura non esiste. La gente viene costretta a rimanere chiusa in casa. A non avere rapporti con altre persone per evitare il contagio.

Abbiamo visto lo sviluppo resosi necessario della tecnologia fondamentale per comunicare a distanza e una nuova e fondamentale elezione proprio negli Stati Uniti, il cui esito è ancora oggetto di battaglie legali.

Ma che sembra condurre al ripristino della situazione politica originaria.

Abbiamo visto la produzione da parte di più soggetti di un vaccino per fermare la Pandemia e l’insorgere di una grande parte dell’opinione pubblica contraria a farsi somministrare il vaccino.

Per tornare a ciò che avrei scritto in un terzo romanzo, avrei usato l’analogia con quanto accaduto durante il terzo Reich. La situazione ipotizzata nel secondo romanzo portava a una rete di controllo da parte di un soggetto ombra, un regime, che, grazie alla tecnologia sviluppata, permetteva di gestire intere popolazioni.

Ma il sistema avrebbe aveto un’anomalia. Non tutti sarebbero stati controllabili dal sistema. Alcuni soggetti sarebbero stati inseriti in liste di soppressione per eliminare completamente ogni forma di opposizione.

Nel terzo Reich la gran parte della popolazione non era nemmeno a conoscenza della “soluzione finale”, ma viveva in un mondo apparentemente “perfetto”, costruito dalla propaganda di regime. In quel caso la guerra portó il Regime alla sconfitta. Da quel momento in poi la storia intera subì diverse rivisitazioni, alcune delle quali raccontavano un mondo privo di Campi di concentramento, così come altre hanno taciuto l’esistenza dei Gulag russi, il cui scopo era esattamente lo stesso.

Tutta questa divagazione per dire che la storia è relativa. La scrive chi vince.

Ma quello che vi ho raccontato è un parallelismo tra una storia di fiction, scritta da me e la cronaca, ovvero un’altra storia che per quanto ne so potrebbe essere in buona parte un’altra fiction.

In tutto questo ci siamo noi. Quello che sappiamo, quello che non sapremo mai.
C’è che in questa scacchiera noi siamo quelli che hanno perso un anno della propria vita.
C’è che il nostro pensiero sembra contare nulla, che sia una tesi di giustizia, di complotto, di reazione, di assoggettamento, di rispetto delle regole, di comprensione di uno stato di emergenza dovuto alla Pandemia.
Il mondo è governato
da gruppi di potere, legate alla politica, alle correnti, agli equilibri economici e sociali. Nella storia del mondo è sempre stato così. La propaganda ha da sempre utilizzato le risorse disponibili in quel momento. Non è una novità, così come non lo è chi si improvvisa revisore della storia, anche loro fanno parte della narrazione voluta. Anche quelli come me che scrivono storie che vogliono essere alternative, anche quando probabilmente raccontano una buona parte di una realtà, a cui nessuno crederebbe mai. Nemmeno a posteriori.

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Parliamo di Dad, didattica a distanza

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Ma parliamo di Dad, didattica a distanza.
Continuo a leggere articoli il cui senso è “è stato tempo perso”. In questi mesi ho potuto vedere da vicino il dietro le quinte della Dad, come sapete Anna è un’insegnante delle scuole superiori. Ho visto tenere vivo il corso con dedizione e passione per l’insegnamento e volontà di dare un contributo serio nello sviluppo della preparazione dei ragazzi. Partiamo dal presupposto che la dotazione informatica partiva già da un buon livello, cosa che non si è potuta sempre dire per le scuole, comprensivamente non pronte a gestire un traffico dati così importante, parlo del traffico dati necessario per garantire videoconferenze per tutte le classi. Ma questo è un altro tema, di gestione, così come i trasporti. La Dad è stata affidata alle singole competenze e risorse dei singoli insegnanti. Non si può pertanto condannare chi non era nelle disponibilità di competenze e risorse informatiche tali da gestire questo tipo di comunicazione. Tanto meno Regioni e Ministeri, a meno che non lo si voglia fare per la gestione priva di lungimiranza degli ultimi venti anni. E qui ci sarebbe molto da dire. Ma torniamo alla Dad, ho visto dei ragazzi seguiti, che hanno ricevuto contenuti inediti, informazioni in tempo reale, sostegno. Cosa difficilmente replicabile con classi divise tra presenza e distanza. Troppa confusione nelle scelte, troppe liti politiche, che per poltrone, capitalizzazione dei consensi, voglia di spartire i soldi dei finanziamenti europei, che gratis non sono, passano sulle vite dei ragazzi. Questa non è politica, non fa venire voglia di andare a votare, ma anzi. Il futuro non si costruisce con gli slogan, ma con i fatti. Ma esperti in slogan ce ne sono fin troppi. Servono fatti e chi li sa mettere in pratica per risolvere problemi. E non per crearne di nuovi.

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Il pippone di fine anno

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Ultimo giorno del 2020. In genere a questo punto dell’anno ho già scritto il mio pippone, immancabile come quello di Mattarella, ma questa volta arrivo agli sgoccioli. Un anno difficile, senza girarci tanto attorno. Ma, onestamente, di polemiche in giro se ne sentono fin troppe. E per la maggior parte, inutili. Quindi per il domani vorrei solo che si pensasse alla risposta a questa domanda: finito o ridotto il tema Covid, che si fa? Cosa possiamo progettare oggi, perché domani ci sia davvero una rinascita? Io penso a questo. Ed è un pensiero che ritengo importante, aldilà delle chiacchiere da bar o da social, che ormai non si differenziano granché. Io mi concentrei sul pensare al domani dalla prospettiva che questo mondo ci propone. È un mondo ormai diverso, anche solo da un anno fa. Forse anche le sfide che ci attendono sono diverse. Questa confusione credo che svanirà e solo allora tutto risulterà più chiaro, ma a mio avviso è proprio nell’emergenza che si deve iniziare a pianificare come ridurre i rischi, quando tutto sarà più tranquillo. E così, via. Detto questo, non posso che fare i miei auguri che il nuovo anno ci faccia tornare a respirare senza mascherina. Che ci faccia tornare a guardare il mondo senza che gli occhiali si appannino. Che ci riporti alla normalità, insomma.
Il pippone termina qui, la linea torna allo studio, o a Mattarella, fate voi.  #buonanno

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