La gabbia

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Scrivere è un’illusione. Fa sentire liberi. È la verità. Ma può essere anche una gabbia con le maglie così strette, fino a farti male. Con le mani legate e le idee confuse, non si può che pensare alla propria, di storia. Ma è un racconto sporcato di pensieri che implodono. Senza lucidità, prospettiva. Speranza, a volte. Scrivere è una terapia. Un viaggio astrale, che ti riporta a casa, mostrandoti che quella, però, non è più casa tua. Guardarsi dentro non è mai facile, fa quasi sempre male. Eppure, è lì che si nascondono le parole. L’unico luogo in cui andare a cercarle.

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Text by Daniele Mosca

Urla più forte

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Urla più forte. Il silenzio si stringe ai pensieri, attorno colori virtuali aggiungono ansia. Cerca le parole giuste, non le troverai nel discount, fuori dal quale sono tutti in coda. Scrivere deve far male, a te stesso, soprattutto. Fuori piovono ancora, suoni leggeri. E gocce senza peso. Intorno a noi, volti costruiti in laboratorio. Megafoni di un vuoto, in cui il silenzio annienta i sogni più profondi. E noi, non siamo pronti ad accettarlo.

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Text by Daniele Mosca

Raccontami

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Raccontami di chi eri,
quando le luci erano spente.
E sentivi il pubblico fuori.
Con la foglia di fuggire.
Quando ti dicevano di smetterla.
Quando la pioggia non ti bagnava più.
Il freddo ti faceva compagnia.
E la notte non ti faceva paura.
Delle stelle appese,
a un soffitto ridipinto di fresco.
Dell’autunno che arrivava,
e di te che non trovavi le parole.
Raccontami di chi sei,
dell’inchiostro e dei respiri.
Di cosa voglia dire essere padre,
anche se forse non lo sai davvero.

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Text by Daniele Mosca

I consigli della rabbia

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La rabbia è una buona consigliera, talvolta. Spinge a compiere gesti coraggiosi, che mai avresti fatto in altri contesti. Spinge il sangue al cervello con una tale forza da amplificare i pensieri. Per certi versi ha gli effetti di una droga. Potente, efficace, diretta. Come tutte le droghe, però, ha degli effetti negativi. Provoca assuefazione. Annebbia la lucidità. Acceca gli intenti. Siamo sinceri, ha quasi sempre una ragione ben fondata. Quello a cui non pensiamo mai è a quello che la rabbia lascia dentro. Alle scorie tossiche. Alla sensazione di amaro che resta in bocca. La maggior parte delle volte rende vulnerabili e immersi nei sensi di colpa. Con l’età ho capito che una sana e lucida cattiveria può fare stare meglio. Come quando ci si prepara a entrare in campo per una partita importante. Una cattiveria che ti dia la forza di difenderti e contrattaccare alla prima occasione. Chi si vanta di essere perfetto, luminoso, sempre giusto, fa semplicemente una sola cosa. Mente.Photo by UnsplashText by Daniele Mosca

Brucia

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Cala una nebbia,
leggera e trasparente.
La città si vede appena.
Qualche nuvola bassa.
Mentre aspetto,
inganno il tempo.
Sottolineo frasi,
di un libro che non posso capire.
Brucia dentro,
come alcool,
la necessità di respirare.
Ma è tutto fermo.
La nebbia svanirà,
solo allora tutto sarà chiaro.

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Con la freddezza del metronomo

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É vero che mi bruciano gli occhi.
Saranno i primi freddi.
Ma forse c’è altro.
Anche se non so trovare le parole.
La lente di ingrandimento,
disegna rughe di espressione.
Quei segni che ti contraddistinguono.
Ti danno un volto.
Ma che, allo stesso tempo,
svelano le tue sofferenze.
Battono il tempo,
con la freddezza del metronomo.
Eppure sei lì,
a giocare ancora.
A guardare la pioggia cadere,
attraverso un vetro appannato.
A seguire il filo di un aquilone.
Fino ad arrivare alle nuvole.
Non rimpiango niente.
Nemmeno i miei errori.
In fondo, non riesco a odiare nessuno.
Anche quando mi ha fatto male.
Le lacrime renderebbero la vita più semplice,
Agli occhi, almeno.
Che ora bruciano.
Ma non è niente.
Saranno i primi freddi.

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Text by Daniele Mosca