Sangue e inchiostro 

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L’inchiostro non si ferma.
L’essenza e il sangue.
Il fiume in piena,
ogni vena oltre il silenzio.
Nella notte.
Oltre la notte.
Ma non c’è tregua.
L’anima non si vende,
come la carta.
L’inchiostro è la vita
Il respiro, l’aria intorno.
E dentro.

Deserto Luna Park

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Guarda.

C’è un tempo in cui tutto si ferma.
Come una giostra che all’improvviso smette di giocare.
Senti.
C’è odore di bruciato.
E ci hanno dimenticati.
Il mondo gira sempre più veloce.
E i sogni sono gettoni.
Le luci del luna park, risplendono ancora.
Ma, ascolta.
Tutto è silenzioso.
E se fai attenzione, puoi sentirlo.
Il rumore di chi conta quei gettoni.

Scucito 

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Scucito,

Il bordo del vestito.
Perché nudi, qui.
Non siamo che niente.
Una croce, una stella.
Un simbolo di pace,
al contrario.
Resta la pelle,
aggrenzita.
Il segno marcio,
delle notti insonni.
Cosa può coprirmi davvero,
se non la vergogna.
L’odore dell’aria,
viziata. Della vita.
Dell’urina.
Nessuno specchio,
saprà chi sono.
Nessuno di loro,
otterrà perdono.
In dono, la mia anima
E questo vestito,
scucito.

Metafore calcistiche

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Uso spesso metafore legate al calcio, questo perché si tratta di uno sport in cui è fondamentale gestire la gara, le energie, le emozioni e la determinazione. Capita però momenti in cui le cose proprio non funzionano. Dinamiche di squadra che non funzionano, meccanismi che si attivano. A volte non c’è un vero perché. O forse ce ne sono tanti. Personalmente ho smesso di seguire il calcio quando mi sono resto conto che dietro c’era un mondo sporco. Da allora sono cambiati alcuni equilibrio, ma noto con dispiacere che quando tutto cambia è proprio perché non cambi assolutamente nulla. Ognuno ci legga quello che vuole, ma i nomi che sento girare negli ultimi giorni sono più o meno gli stessi di venti anni fa. Un po’ come in politica.

Perché questa scelta narrativa? #LaMacchinadelSilenzio 

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Nel tuo romanzo la narrazione è serrata, i luoghi e le scene si rincorrono a una velocità sfrenata. I personaggi sembrano anch’essi vittime di questo vortice. Cosa ti ha spinto a questa scelta narrativa?

Lo stile narrativo è sempre una scelta. Questa è una storia moderna, che vuole e che deve affacciarsi al futuro. E il mondo in cui viviamo e in cui ragionevolmente vivranno i nostri figli sarà sempre più maledettamente veloce. Nel raccontare uno scenario simile è inevitabile fare affidamento a una narrazione che metta in scena l’ansia che abbiamo, quasi di voler combattere il tempo. Governarlo, prima che sia troppo tardi. Lo schema narrativo è quello cinematografico, in particolar modo utilizzato nelle fiction d’azione  di nuova generazione, per citarne qualcuna: #Personofinterest, #Blindspot, #TheBlacklist e potrei andare avanti per ore. Ho cercato di unire le tecniche comunicative della rete con la narrativa. Due mondi che sembrano lontani, ma che non lo sono affatto.

#LaMacchinadelSilenzio

Identità 

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Identità rubata. 

Dignità, disegnata appena.

Una donna che corre.
Un uomo che insegue.
La supremazia,
dell’ipocrisia.
É sola.
Ruba qualche istante.
Mentre dentro, tutto cambia.
Il domani non sarà lo stesso.
Qualcuno confesserá.
La paura resterà al suo posto.
Un luogo che non finirà.
All’alba si specchierá,
su un vetro.
Il racconto di chi non sarà, mai.
Il volto della sua identità,
ormai, rubata.

Il fascino delle stazioni 

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Le stazioni hanno un loro fascino, perso in quella solitudine.
Che solo una notte così fredda può mostrare.
Nelle sue luci, a parlare con treni lontani.
E una voce che ripete le stesse cose.
E non importa quanto aspetterai.
Avrai ancora voglia di ascoltare quel sapore.
Che sa di vite rimaste in attesa,
come in una sala d’aspetto deserta.
Di panini mangiati al volo.
E tutto quel fascino, svanirá.
Perché la solitudine non è nulla,
 se non solo un punto di vista.

Brace.

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Brace.

Fumo nero, oltre gli occhi.

La vita, il suo contrario.

Monete.

Giochi di un potere,

Invadente.

Giochi, con la vita.

Tace.

La morale comune.

La via d’uscita.

Il silenzio,

comprato al peso dell’oro.

Loro,

volti, giustificazioni.

Il mondo va avanti.

E alcuni si fermano.

Le fiamme alimentano.

Le fiamme, mentono.

Tace,

la dinastia delle cose.

La prosa delle scuse.

Il compromesso,

e la pace. Negata.

Corruzione, il romanzo di Don Winslow

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Corruzione è un romanzo duro, amaro. Disarmante. Mette il lettore di fronte a un mondo che non può e non vuole comprendere, ma di cui entra a far parte. Inconsapevolmente. É la storia si un uomo che rimane vittima di se stesso e di un gioco molto più grande di lui. Ma un gioco non è. C’è di mezzo la vita delle persone che ama e, infine, la sua. Un romanzo che scava nell’anima e che lascia un senso di amarezza, difficile da superare. Parte il racconto del mondo che si annida in Manhattan North, per poi entrare nella mente dei protagonisti, nelle loro paure, nei sogni, nella necessità di combattere il male con il proprio lato oscuro. Con il timore dj perdere il controllo. Corruzione è un romanzo spietato, ma necessario.

Io mi fermo qui

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Io mi fermo qui.
C’è odore di pane caldo.
E fuori infuria la tempesta.
Un giorno, accade.
E non toccherà al vento,
spazzar via il veleno.
Tanto meno ai giorni.
Da qui vedo il mare.
E la pioggia, acida.
Gocce che scivolano,
sui vetri sporchi.
Ed è inevitabile.