La casa di carta 5, ecco cosa ne penso.

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La Casa di Carta è una moda.
Probabilmente potrebbe tutto racchiuso in questo concetto.
La quinta seria, che altro non è se non il continuo della seconda, che già era una lontana parente della prima, non mi ha convinto.
La trama è scadente.
Tutto è eccessivo.
Le emozioni vengono ripetutamente spiegate e contestualizzare.
Troppe scene eccessivamente inverosimi.
Al netto di una narrazione che sicuramente funziona e attrae, c’è poco altro.
Vedremo il finale, con la speranza che possa quantomeno rialzare la media.

#lacasadicarta

24, seconda serie.

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Vi avevo già parlato della prima serie di #24, serie che vede 24 puntate, ognuna delle quali racconta un’ora di una storia che si svolge, appunto, durante un periodo di tempo di 24 ore. Nel raccontarvi la prima serie, vi avevo evidenziato una serie di criticità, come la presenza di alcuni rallentamenti nella narrazione. Nella seconda serie queste criticità non ci sono e la narrazione sfiora la perfezione. Seppur rimanendo una storia con moltissime forzature ed esagerazioni, alcune davvero eccessive, la storia appare scorrevole e gradevole. L’attore principale Kiefer Sutherland si dimostra anche in questo caso molto capace, così come gli altri attori, in questo caso soprattutto Carlos Bernard e Reiko Aylesworth. Meno convincente la recitazione di Dennis Haysbert in un personaggio,  quello del Presidente degli Stati Uniti, che non emerge mai abbastanza, soprattutto visto il ruolo rilevante che ricopre.
Nel complesso la serie è veloce, intrigante e toglie il fiato nel rincorrersi di colpi di scena.
#serietv

24, cosa penso della prima serie

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La prima serie tv #24 è datata 2001 e per tanti versi si vede molto quanto il mondo, almeno dal punto di vista tecnologico, sia cambiato. Il format attrae molto per la narrazione, ancora molto attuale. Ogni puntata racconta ciò che avviene in un’ora, l’intera serie si svolge pertanto in 24 ore. Il protagonista è Jack Bauer, interpretato da Kiefer Sutherland, che ho molto apprezzato in una serie tv molto più recente: Designated Survivor. La storia è molto intricata e a causa della struttura complessa si ritrova in diversi punti, inevitabilmente, a rallentare. Il punto di forza della narrazione presenta in questi ambiti qualche elemento di criticità. Bisogna anche considerare che dal 2001 a oggi anche la narrazione in serie come questa è molto cambiata, oggi verrebbe sicuramente raccontata in modo diverso, tuttavia la serie è gradevole e coinvolgente, nonostante le esagerazioni e le forzature necessarie per rendere più solida la struttura. Essendoci ben 9 serie, sono curioso di sapere come questi aspetti siano stati gestiti con lo sviluppo delle diverse tecnologie. Ma sono fiducioso.

Una felicità semplice, di Sara Rattaro

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Una felicità semplice è un romanzo che racconta una storia d’amore diversa, il cambiamento di una donna, che però non riesce a farlo mai davvero, perché quell’amore è ancora lì, accanto a lei, anche se, in realtà, non potrà più tornare. È la storia di un uomo che si innamora proprio di quella donna, di quella figura che sembra essersi persa dentro se stessa e in un amore dal quale non vuole liberarsi.
È la storia delle scelte, di quello che ci possono portare a diventare. O che ci possono far perdere per sempre. Una storia di rinascita, nonostante tutto. Una storia d’amore, perché l’amore è tante cose. Tutte quelle che ci rendono ciò che siamo.

Spillover, di David Quammen

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Ci ho messo molto a finire di leggere #Spillover di David Quammen. Scritto bene, scorrevole, ricco di informazioni, ma mi ci è voluto più tempo per metabilizzarlo e rendermi conto che sia stato scritto anni prima della diffusione del Covid-19.
La narrazione mostra quanto in realtà fosse probabile che un fenomeno pandemico avvenisse da qualche parte, prima o poi.
Narra di quanto sia longeva la ricerca e la lotta ai virus.
Di quanto siamo stati anche fortunati che una pandemia non ci abbia colpiti anche prima.
Di cosa sia stato e abbia rappresentato lo sviluppo dell’Hiv.
Di quanto i nostri comportamenti in tema di ambiente e mobilitá abbiano influenzato tutto.
E di quanto ci sia stato da sempre forse l’arroganza di poter controllare la natura, inconsapevoli che eravamo disarmati.
I ricercatori, però, lo sapevano bene quanto un virus potesse essere in grado di mettere in ginocchio il mondo.
Così come lo sapevano i grandi centri di ricerca.
La verità è che si sa davvero molto poco.
La verità è che parlano davvero in troppi, a cui consiglio di leggere questo libro.
#Spillover
@adelphiedizioni

Sul filo dell’acqua, il nuovo romanzo di Sara Rattaro

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Sul filo dell’acqua è un vortice. Un incastro perfetto di vite, istanti, pensieri, paure, fallimenti e rinascite. C’è tutto il mondo nelle parole che Sara Rattaro compone riuscendo a creare un meccanismo magistrale. I protagonisti sembrano rincorrersi, uniti, appunto, da un filo invisibile. Leggendo questa storia, mi è venuto in mente il brano di Marco Masini “Spostato di un secondo”, quell’attimo che può cambiare la vita di più persone. Tutto inizia con il salvataggio di una donna durante l’alluvione che sconvolse Genova, per poi intrecciare le vite degli altri protagonisti. Storie nelle storie, amori, tradimenti, amicizia, delusioni, sogni infranti, ma anche l’arte del rialzarsi, così come proprio Genova insegna. Come amori che sembrano galleggiare sul filo dell’acqua, un attimo prima pronti a nascere, un secondo dopo ad affogare e morire.

Vittima 2117, il nuovo romanzo di Jussi Adler Olsen

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#Vittima2117 é un thriller molto differente rispetto agli altri romanzi della serie #SezioneQ di Jussi adler Olsen, ma non per questo non meno affascinante. Il tema principale è il passato di uno dei personaggi più enignatici della serie: Assad. Un suo acerrimo nemico é tornato dal passato per portare a termine la sua vendetta. Il piano prevede un attentato terroristico in Germania, che coinvolge la famiglia di Assad. Il lettore assiste alla preparazione di questo attacco e contemporaneamente alle indagine per svelarlo, anche attraverso gli occhi di un giornalista, entrato suo maldrado in contatto con l’attentatore: Gaalib. A tratti il romanzo rallenta, come per dare il tempo al lettore di assimolare ogni scena e soprattutto i pensieri di Assad, che ne emerge completamente in modo diverso rispetto alle puntate precedenti. Ma non stupisce troppo. Il romanzo lascia in qualche modo spiazzati, perché fa riflettere su quello che sarà il futuro di Assad, ma anche di Carl, che anche in questo caso lo aiuta in un momento così difficile, mentre anche la sua vita sta per cambiare.

Fiori sopra l’inferno, il romanzo di Ilaria Tuti

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Oggi come oggi è difficile trovare giovani autori di thriller con una marcia in più. Ilaria Tuti, quella marcia in più, ce l’ha. “Fiori sopra l’inferno è un romanzo” che tiene alta la suspence, pur entrando nella mente dei protagonisti con delicatezza. La narrazione è elegante e apparentemente “tranquilla”, ma è un inganno. La trama ha un’architettura ben studiata e si sviluppa con una maestria. Inevitabile non parlare della protagonista Teresa Battaglia e del suo collaboratore Massimo Marini. Lei è scorbutica, con un grande talento investigativo. Lui è alle prime armi, ma dimostra sin da subito di avere le carte in regola per supportare la protagonista, anche nella sua goffagine, riesce a essere decisivo. Ma quello che determina un’ombra che lentamente sulla vita dei protagonista è il male che ha colpito Teresa e che degenera giorno dopo giorno. É l’Alzheimer. Questo problema costringe la protagonista a scrivere gli appunti su dei fogli per non perdere di vista le informazioni trovate durante le indagini. Le ambienta riguardano scenari di montagna, in cui i personaggi sono molto chiusi e che sembrano tutti difendere il potenziale killer, tra stranezze e storie antiche, la storia svela il vero volto del paese e dei suoi abitanti. La montagna nasconde un segreto. Ed é inquietante. Lo si capisce sin dalla prima scena. Tra le montagne c’è un ospedale, nel quale c’è una stanza a cui solo poche persone posso accedere. E devono essere incappucciate. Inutile aggiungere ulteriori dettagli. Leggetelo.

“Il tempo qui ed ora”, il nuovo album di Andrea Lelli

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Il nuovo disco di Andrea Lelli si chiama “Il tempo qui ed ora”, che è anche il nome del primo brano, una ballata decisamente attuale, musicalmente ben suonata e con una melodia accattivante. “Angelo mio” è una canzone leggera, in cui melodia ed elettronica si fondono, mantenendo un equilibrio che convince sin dal primo ascolto, caratterizzata da un’elevata qualità del testo, profondo ed equilibrato al taglio pop del brano. “La vita sai com’è” si contraddistingue per una miscela affascinante tra elettronica e un testo importante. Brano stilisticamente moderno, che allo tempo affonda le radici nella bellezza della musicalità italiana. “Il pittore” racconta la vita. E lo fa usando con maestria le metafore e appoggiandosi a una musicalità avvolgente e orecchiabile. “Fiori rotti” è una ballata dal sapore classico, ma dal suono radiofonico decisamente attuale, potrei sembrare ripetitivo, ma credo sia un concetto importante per quanto riguarda questo album. Ottimo suono. Elettronica. Testi importanti. Modernità, ma senza stravolgere la struttura classica. Il tutto miscelato con le giuste proporzioni. Per chi ama la musica italiana di qualità è un risultato da applausi. “Codice bianco” è un brano che riecheggia nel rock, affronta i momenti importanti della vita, delle attese, delle cose che, semplicemente, accadono. Un fermo immagine di noi, nelle sue sfumature, di come protendersi nei confronti degli eventi piú o meno importanti della vita. L’importanza di vivere il momento. “La tua strada” racchiude le parole sofferte consegnate a un figlio, tra quello che sei stato, che sei e che potresti essere. Perché lasciar andar un figlio sarà difficile, ma sarà la sua vita. E un genitore deve imparare sin da subito che non sarà mai pronto a quel momento. Gli errori, la fiducia, le scelte. Tutto è nascosto lungo quella strada da percorrere insieme. “Scale di grigi” è un brano particolare e raffinato, come camminare in bilico tra presente e passato, tra errore e fuga, tra lo restare insieme e non volerlo più fare. Quegli attimi che cambiano tutto, perché la vita è fatta di sfumature, tra il bene e il male. Tra l’io. E il noi. “Libero e senza filo” è una canzone che inneggia alla semplicità, alla purezza di un gesto di un bambino, un pensiero che può e vuole cambiare il mondo, liberarlo dal suo veleno. Librarsi in volo per poter guardare le cose da una prospettiva diversa. Più completa. E più libera, dove i fili muovono solo aquiloni. “Il nascondino delle parole” racconta i mondi in cui le parole si nascono, perché è sempre difficile dirle, perché le parole sanno fare male. Ma anche le parole non dette, i silenzi, possono ugualmente farne. Quelle parole urlate, senza pensare. Parole non calibrate, pericolose come proiettili vaganti. Quanto sono importanti le parole? Molto, a dimostrarlo sono proprio quelle usate nelle canzono di questo album. Storie che si rincorrono, un filo conduttore che lega frasi e parole. Il disco si conclude con una bonus track “Sotto e sopra il ponte”, un racconto di un passato che rimane impresso sulla pelle, l’anima. Il cuore. È un racconto che accompagna verso un presente che “quel ponte” lo ha visto crollare. E distruggere la vita di tante persone. È, però, anche il racconto di come una canzone che, la vita, può anche salvarla. “Il tempo qui ed ora” è un album completo. Elettronica, usata con intelligenza ed equilibrio. Suoni ricercati, affascinanti e stilisticamente raffinati Un grande lavoro che si cela dietro questi brani. Una ricerca interiore, ma che svela una grande professionalità e attenzione sia verso la musica, nella sua concezione più intensa, ma anche verso la sua evoluzione nel panorama musicale contemporaneo. Perché scrivere una bella canzone non è facile, lo è ancora meno farlo mantenendo il target musicale di oggi. Andrea Lelli lo ha fatto con maestria. Talento, professionalità, non mancano. E si sente. Disco consigliatissimo.

1Q84, il romanzo di Murakami

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Oggi vi parlo di un autore e di un romanzo controverso, ma che vale sicuramente la pena di conoscere.
“1Q84” è come un vortice. Un mondo parallelo in cui si rimane imprigionati. Si soffre e si gioisce assieme ai protagonisti Aomame, Tengo e Fukaeri. Un intrigo che si ingarbuglia pagina dopo pagina e atmosfere misteriose e a tratti mistiche sono gli ingredienti di un romanzo particolare. Lo stile di Murakami è originale e sfoggia una cultura certamente differente da quella che siamo abituati a trovare nella letteratura contemporanea, perché sembra di immergersi in una realtà epica, seppur ambientata ai nostri giorni. C’è un mondo che si percepisce all’inizio e che diventa parte del lettore, come se questo libro possa ipnotizzare con la forza di frasi e parole costruite con maestria, sapienza e una grande pazienza. Ci sono scene e immagini che ritornano, che arricchiscono un quadro, quasi fossero particolari e sfumature che rendono il senso complessivo ancora più intenso e coinvolgente. Sono pochi i casi in cui ci si imbatte in fenomeni letterari come questo, quindi è necessario entrare in questa dimensione per capirne il senso e assaporarne il contenuto. Una storia avvincente, che risveglia la curiosità e le emozioni, e che, non in ultimo, fa riflettere grazie alle metaforiche divagazioni che l’autore crea e plasma. Ci sono colori sensuali e riquadri agghiaccianti che si susseguono senza fine. Una girandola di sensazioni che scivolano via, pagina dopo pagina. C’è passione e amore in questa storia, c’è pathos e cinismo, c’è il male e il bene che lottano, c’è il male dentro e quello che insegue i protagonisti. C’è una guerra inconsapevole. Quella di Murakami è una narrativa ad altissimo livello che non si può fare a meno di leggere. “1Q84” è un libro nel libro, un mondo in un altro mondo. Forse questo libro rappresenta proprio il mondo.

Un ottima lettura, complessa, fantasiosa e spietata, ma allo stesso tempo accattivante e provocatoria.