Quante volte mi hai salvato

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Quante volte abbiamo litigato,
perché io non ero d’accordo.
Quante volte hai detto che ce l’avrei fatta,
anche quando non sembrava possibile.
Devi studiare,
mentre dicevano di smettere.
Prova ad amare,
quando l’odio era l’unico linguaggio.
Quante volte mi hai salvato,
senza che potessi accorgermene.
Quante volte hai giocato una schedina,
perché i soldi cambiassero tutto.
Quel giorno in cui mi comprasti una fisarmonica.
E avevi avuto ragione,
perché in quel momento iniziai ad amare la musica.
L’odio si tramutó in note, spesso stonate.
E forse non lo sai,
ma ho studiato, per quel che ho potuto.
E tengo ancora nel portafogli la tua schedina.
Magari un giorno la giocherò,
anche se credo di aver già vinto quello che era davvero importante.

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Text by Daniele Mosca

Oggi è la mia prima festa del papà

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Oggi è la festa del papà.
E per me è la prima volta.
Oggi ci sei tu.
E stringerti è ancora un’emozione che non so definire.
Un giorno saprai che le parole non mi sono mai mancate,
ma che nei momenti più importanti,
inspiegabilmente,
non riesco trovare quelle giuste.
La verità è che con te è festa tutti giorni.
Che io e la mamma non potremmo più fare a meno di te.
Che crescerti è qualcosa che ci riempie di orgoglio e felicità.
Ho perso la metrica,
ma non importa.
Le parole han bisogno dei loro spazi.
Dei loro luoghi.
E, soprattutto, dei loro tempi.
Oggi è la festa del papà.
E ho atteso per una vita intera di esserlo.
Di rendere felice te e la mamma.
Sicuramente non ci riuscirò sempre,
ma ci proverò.
Forse imparerò a trovare le parole giuste,
ma puoi star certa che resterò in silenzio
quando, per la prima volta,
mi chiamerai papà.
Forse tratteró una lacrima.
Avrò gli occhi lucidi.
E fingeró un colpo di tosse per non mostrare il nodo in gola.
Ma so che lo capirai lo stesso.
Che ti voglio bene.

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Text by Daniele

Le cose buone

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Hanno fatto anche cose buone.
Hanno costruito il sistema sociale.
Hanno bonificato le paludi.
Facevano rispettare le regole.

Dobbiamo essere obiettivi.

Hanno ucciso prigionieri politici.
Deportato ebrei e minoranze.
Bruciato i libri.
Imposto il pensiero di regime.
Ucciso la libertà di pensiero.
Creato un mondo di paura.

Dobbiamo essere obiettivi.
Obiettivi di questo nuovo fascismo,
travestito da giustizialismo.

Nessun regime.
Nessun pensiero imposto.
Nessuna discriminazione.

Si chiama libertà.

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Text by Daniele Mosca

Dormi. Veglia.

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Dormi. Veglia.
Non fidarti.
Il suo respiro è alcool.
Può infiammare.
E bruciarti.
Dormi. Veglia.
Perdere il controllo,
vuol dire perdersi.
Resta attenta.
I rumori sono una traccia.
I suoni nella mente.
I brividi mancati.
Una sagoma nel buio.
É una paura senza volto.
Dormi. Veglia.
Quel livido ti impedisce di vedere,
eppure non stai dormendo.
Accadrà ancora.
Lo sai.
E non vorresti saperlo.
La realtà è una bestia.
Un cocktail alcolico.
il cui sapore è dolce,
ma dal retrogusto amaro.

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Text by Daniele Mosca

È soltanto l’inizio

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Davide è un ex contrabbandiere. Il mondo attorno a lui è cambiato, lui è cambiato. Durante un evento alluvionale di proporzioni gigantesche incontra una giovane ricercatrice: Simona. Lei ha collaborato alla creazione di un modello numerico per il controllo del territorio. Ben presto scopriranno che il modello nasconde molto di più. In una Torino esoterica e a magica si svolge una storia che intreccia storia, scienza e le leggendarie vicende della Torino magica. Ma è soltanto l’inizio.

#lequazione
#LaMacchinadelSilenzio

Chi ero

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Chi ero,
quando la strada era immersa nella nebbia.
Nel dubbio, di essermi perso.
Nelle notti, tra anime e rabbia.
Alla ricerca di un mondo diverso.
Che poi, non cambiava mai.
Chi ero,
Nelle sfumature di uno specchio,
che scandisce come un metronomo, il tempo.
E il vento che soffia, nei miei occhi.
E la speranza, solitaria, non ha scampo.
E lo sai, che non muore mai.
Ma ti trasforma,
ti rende più cinico
Ed è per difesa, ti racconti.
Che è necessario, ti convinci.
La verità tu la conosci.
È chiara.
Lampante.
Trasparente
Il mondo è un bosco, di notte pieno di bestie.
E non lo cambierai tu.
Per questo, prima o poi,
devi imparare a difenderti.
Chi ero, non lo ricordo.
Ma so chi sono.
Ed è questo, tante volte,
a farmi davvero paura.

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Text by Daniele Mosca

Inespugnabile

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C’è un attimo.
Un preciso istante.
In cui mentre stai per fissare il foglio bianco,
scatta la scintilla.
Il detonatore.
Il momento in cui inizi a scrivere.
Una macchina infernale,
che costruisce,
disfa.
E ricrea.
Un castello inespugnabile.
Una nube di fumo,
che avvolge ogni cosa.
E lo sai, che non potrai fermarla.
Tutto è in quell’attimo.
Il protagonista che soffre,
lotta, cade,
ma che poi si rialza.
C’è un attimo.
Un preciso istante.
In cui mentre stai fissando il foglio bianco,
vedi la storia.

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Text by Daniele Mosca

Irraggiungibile

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La serratura scatta,
anche stanotte sarà ubriaco.
Copriró i miei occhi di ghiaccio.
Io, l’immensa forza che spaccio,
in dosi misurate.
Perché durino una vita intera.
Io, che urlo, mentre taccio.
In mezzo a un temporale,
nello sporco che non so raccontare.
Nella voglia di rialzarmi,
quando mi sussurra che non ce la farò.
Nel tempo in cui mi nascondo,
perché siamo quello che gli altri non vedono.
Volevo essere altro,
ma cosa vuol dire.
La vita consuma,
sfuma le sue passioni.
Fuma le ossessioni,
ci lascia qui a osservare una luna,
suadente, ingannevole.
La serratura scatta,
anche stanotte troverò un posto dentro me.
Irraggiungibile.

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Text by Daniele Mosca

Promemoria di un sogno

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Promemoria di un sogno,
appunti sparsi.
Su fogli da buttare.
Ricordi sfumati,
come le canzoni di un tempo.
L’odore del gesso,
sulla grafite della lavagna.
Eravamo quelli.
Idealisti, sognatori.
Rivoluzionari.
Ora pronti a tutto,
per sentirci parte del gregge.
Violentare le nostre idee.
Perché ci facciano somigliare agli altri.
Promemoria di un sogno,
coltivarlo lo stesso.
Anche quando consigliano,
che è sbagliato.
Quando ti insultano.
L’odore del gesso,
sulla grafite della lavagna,
il mio nome.

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Text by Daniele Mosca

Mi trema la voce

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Mi trema la voce. É così semplice rompere una melodia. Tra una nota sbagliata e un tempo imperfetto ci passa un solo attimo, o il senso della vita stessa. Un verso, poi un altro. Non può arrivare proprio adesso, proprio prima del ritornello. Ma la voce torna a salire, le note vanno al posto giusto. L’emozione, quando arriva, sa sempre dove andare.

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Text by Daniele Mosca