E qui, il tempo si ferma

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E qui, il tempo si ferma.

Al margine delle paure, al limite delle stelle che cadono.

L’attesa di quell’attimo così sfuggente, dal non fare in tempo a vederlo.

Un senso e un segreto.

Quella luce al fondo del mare che, a modo suo, indica la terra, la casa.

Il porto sicuro.

Il correre a perdifiato, per mettersi al sicuro.

Dal vento di una tempesta imminente.

E qui, il tempo si ferma.

E lascia quel sapore strano, di una stella che resta lì,

sospesa.

Una magia

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Suonare il piano è sempre stata una magia, dosare il tocco delle dita, fino a sfiorare. I tasti bianchi e neri sono sensibili, proprio come la pelle. E il suono che ogni gesto del corpo provoca è una voce, leggera, intensa, che può diventare un grido, se serve. Nessuno suona mai per caso. C’è sempre una necessità, da qualche parte. Un brivido che chiede di essere liberato. Una magia, che vuole essere compiuta.

Uomini che restano, il nuovo romanzo di Sara Rattaro

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Le storie di Fosca e Valeria si incontrano e intrecciano, mettendo in luce le vite di due donne fragili, ma allo stesso tempo forti. Il loro incontro avviene per caso, ma le unisce in modo indissolubile, perché entrambe stanno vivendo un momento complesso. Valeria ha appena scoperto una verità sconcertante su suo marito, Fosca sta vivendo una guerra da sola, perché suo marito ha scelto di non condividerla con lei, ma di costruirsi una nuova vita con un’altra donna. Il tema principale di questo romanzo è il rapporto tra la donna e l’uomo, ma è anche molto di più. È un racconto che, come è solita fare Sara, entra senza mezze misure nell’anima dei suoi protagonisti e allo stesso tempo di tutti i suoi lettori. Racconta le dinamiche delle verità nascoste, delle incomprensioni inevitabili, dei segreti che compongono tante volte i rapporti, tanti ingredienti che sembrano lontani, ma che fanno parte semplicemente della vita. Impossibile non innamorarsi delle protagoniste di “Uomini che restano”, perché è così che si chiama questo romanzo. Una metafora che racconta molto di più di un semplice concetto, parla del coraggio di una scelta, anche quando è sbagliata, o lo è per il mondo intero. Perché quando ci si guarda allo specchio, spesso si è soli. E si deve reagire agli eventi della vita. Bisogna lottare. Ma quando non si è soli, diventa più semplice. Quando due storie si incontrano, quando le vite di due protagoniste si intrecciano, nasce un mondo parallelo, un’energia nuova per affrontare se stessi e il futuro. Uomini che restano è il mondo di una figlia e il padre, una moglie e suo marito, una donna e i suoi segreti, i suoi sentimenti. E i suoi sogni. È il mondo che ci circonda e quello che siamo davvero. Un bel romanzo di Sara Rattaro, un’autrice che non ha bisogno di presentazioni.

Su lastre di ghiaccio

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Chiudevo gli occhi. E questo non è quasi mai sufficiente. Quando cerchi una ragione, non puoi certo trovarla in una stanza buia. Quante volte cerchiamo di arrampicarci su lastre di ghiaccio, consapevoli di non avere le forze per evitare di scivolare giù. Ma siamo esseri umani. E forse non ci importa davvero di cadere. Ogni lastra di giaccio è in fondo uno specchio. E lo specchio, si sa. Attrae. Chiudevo gli occhi. E tante volte è ciò che può salvarti. Perché anche al buio puoi trovare quello che cerchi. Perché fra i tanti sensi che abbiamo, possiamo ascoltare e sentire, il profumo di giorno nuovo.

Poker

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Dei castelli fatti di carta straccia, non restano che fiamme. Come l’inferno di cartone e musica, che riempie le stanze di un silenzio piccante. Ma giro dopo giro una giostra, mostra un mondo alterato, come volti in una stanza degli specchi. Gli occhi, che ne resta di un viaggio, se getti le carte migliori, nel poker delle emozioni che dimenticherai. Una sull’altra le mani di un gioco con cui imbrattare il tempo. E poi, soltanto poi, le fiamme.

Non è un gioco, quando fa male.

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Non è un gioco, quando fa male. Una favola incandescente che scivola tra le nuvole appese a un cielo sporco. E noi siamo l’alibi perfetto, di una notte trascorsa troppo in fretta. E resta quel sonno, che vuol dire: ho voglia di sognare ancora. Di credere che all’odio si possa rispondere con il fuoco delle parole. Alla cattiveria, con il sapore di un buon vino. Con l’odore antico di una storia. Da questo luogo appena accennato, continuo a giocare. Anche quando fa male.