A chi parla la Lega di Salvini?

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La simbologia in politica non è mai un caso, perché comunica pur senza esplicitare il destinatario del messaggio. É un rituale che conosciamo bene. Ricordiamo la croce, la falce e il martello, la croce celtica. Assistiamo, però, negli ultimi tempi, a una nuova forma di comunicazione che veicola messaggi apparentemente contrastanti. Mi riferisco alla dichiarazione del Ministero dell’Interno che prende le distanze dal Vaticano (e viceversa) in riferimento al tema migranti, mentre snocciola sul palco adiacente al Duomo di Milano un rosario. Era già accaduto qualche tempo prima con un vangelo. Messaggio che contrasta con la politica migratoria intrapresa nel nostro paese. Ma il messaggio è per i potenziali elettori, in vista delle prossime elezioni europee, in particolar modo a quelli afferenti alla sfera cattolica. Questa manovra ha però suscitato contrasti e proteste, il motivo sta proprio nella provocazione insita nel messaggio stesso. La Lega ci ha già abituati alla simbologia, sin dalla leggendaria figura di origine celtica presente sul logo del partito. Lo sviluppo in termini di consenso nell’intero territorio italiano ha reso necessario una modifica delle componenti simboliche e in questa ottica si fa riferimento alla componente numericamente più importante. Il contrasto resta, perché nessun cattolico praticante potrebbe concepire le politiche sull’immigrazione intraprese da questo governo, quindi, a chi è rivolto questo messaggio?

I custodi e la Pergamena del Potere, il romanzo di Federica Loreti

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I custodi e la Pergamena del Potere è un romanzo affascinante, in equilibrio tra storia e suspense. Il protagonista Gabin Wagner si fa spedire dall’America un documento acquistato all’asta da suo padre e per conquistare gli ambienti colti e raffinati di una fumosa Londra del milleottocento decide di organizzare un evento in cui intrattenere gli influenti ospiti, attirati dalla mostra di questo importante oggetto. Il documento in questione è una delle poche copie della Magna Charta, pilastro fondamentalmente ancora oggi della monarchia britannica. Peccato che uno dei presenti, lo storico Alf Husser, si rabbui alla vista del prezioso oggetto. Lo storico spiegherà in un secondo momento a Gabin il motivo delle sue perplessità, ovvero che secondo lui quel documento, seppur presentando le firme di Federico II di Svevia e Giovanni Senza Terra come l’originale, non sarebbe affatto la Magna Charta, ma un documento molto più misterioso. Il testo è rappresentato da una serie di versi. Entrambi partono per una vera e propria caccia al tesoro per scoprire il segreto che nasconde, giungono in Spagna per poi raggiungere Roma, dove scoprono la Pergamena del Potere che li condurrà in quella che era stata la famosa Alessandria d’Egitto. Ma in questo viaggio non saranno soli. A seguirli, nell’ombra, sarà Helena, una bella donna, avvolta nel mistero e nel desiderio di vendetta. Il romanzo della giovane autrice Federica Loreti ci accompagna in un viaggio che nasconde segreti, sentimenti e tradimenti, in un vortice di eventi che porterà il lettore a scoprire un mondo nuovo e sconosciuto. Tra scrittori come Virginia Wolf e Arthur Conan Doyle e personaggi misteriosi come Astur e Astafel, Federica crea un mondo affascinate e pericoloso. Siete pronti a scoprirlo?

Mondi paralleli

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Le atmosfere de #LaMacchinadelSilenzio non sono casuali. Viviamo in un mondo dove realtà e realtà virtuale corrono parallele, che a tratti collidono e che spesso si scontrano. Esiste una rete che ingloba tutto, una rete nata per scopi militari e dentro la quale si sviluppano algoritmi e virus creato con l’unico scopo di controllare, monitorare, influenzare, creare veri e propri mondi paralleli in cui nulla è più ciò che sembra. Sembra un film di fantascienza, eppure è la nostra realtà.

La Stampa contro i bookblogger

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Lo sapete, quando c’è una polemica io difficilmente mi tiro indietro. La Stampa pubblica un articolo post Salone che accusa in qualche modo i bookblogger di essere la rovina degli editori e soprattutto dei librai, perché sarebbero in grado di decretare successo o insuccesso di un romanzo. Io sono ormai un blogger di vecchia data, dalla musica ai romanzi credo di aver parlato di un po’ di tutto. Certo, rispetto a questa orda di nuove leve così fotogeniche e preparate sulla comunicazione video io sono una cariatide, ma credo che questa categoria così maltrattata sia uno degli ultimi baluardi della promozione dei libri. I librai chiudono non a causa dei blogger, ma di Amazon, Feltrinelli, Mondadori, del pauroso giro che si cela nella distribuzione dei libri. La Stampa questa volta non sa di cosa parla, non conosce il fenomeno e tanto meno lo ha studiato. Da scrittore che prova a emergere però qualcosa avrei dire. Alcuni blogger possono decretare i numeri di un romanzo. Nel bene e nel male. Personalmente mi è capitato di subire il tentativo di oscurarmi o la classica recensione negativa, piuttosto che il blogger che piuttosto che recensire me (nonostante avesse ricevuto copia gratuita a spese dell’editore) preferisse incensare altre CE, tra l’altro incensate dalla maggior parte dei bookblogger. Quale sia il motivo non voglio saperlo, ma posso immaginarlo. Per non parlare dei tam tam riguardati presunti dati di vendite astronomiche. A ogni modo, diversi blog possono fare cartello e determinare successo o insuccesso di un romanzo, questo è vero. Detto questo, nulla c’entra con i librai, ne ho conosciuti diversi molto appassionati, competenti, li ho ascoltati e posso assicurare che ciò che li manda in crisi è ben altro. D’altro canto i bookblogger, aldilà del parere surreale de La Stampa, non stampano e non vendono libri. Quindi quell’articolo non sta in piedi. Lo scopo di vendite copie è una prerogativa dei giornali, non del blogger, moderno o antico che sia, che deve pagarsi un dominio, spesso senza entrate, pagarsi le spese di gestione, quasi sempre comprarsi i libri. E perché? Solo per passione.

Tra le dita, un sogno

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Ai margini,
lo spettacolo è altrove.
Recito, attorno è confusione.
File interminabili per gli attori importanti.
A muovere me era la passione,
per qualche moneta.
Ma dentro qualcosa brucia,
e non posso ignorarlo.
Mi assale nella notte.
E non riesco a spiegarlo.
L’umiltà costa cara,
l’ambizione logora.
In un prato aperto,
pieno di papaveri rossi.
Svettano, nella loro presunzione.
Inconsapevoli,
di essere infestanti.
Resto ai margini,
stringendo tra le dita un sogno.
Inconsapevole,
Che sia già svanito.
Così come la mia voce.

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Text by Daniele Mosca

Crescere é reinventarsi

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Crescere é reinventarsi.
Cercarsi un volto nuovo.
Un colore preferito.
Provando a sorridere
È accettarsi,
O provarci, almeno.
Senza mai riuscirci davvero.
È incantarsi,
senza riuscire più ad ammetterlo.
A se stessi,
ma nemmeno agli altri.
Vorresti fermarti e raccontarlo.
Ma te ne vergogni.
E resti zitto.
Ormai siamo grandi.
Non c’è più tempo per le emozioni.

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Text by Daniele Mosca

Senza specchi

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Occhi distratti,
siamo treni in corsa.
Strabici, sui cristalli liquidi.
Persi, a nasconderci dai lividi.
Sogni rimasti intatti,
invecchiati, presi da una morsa.
Occhi più stanchi.
Pronti a guardare ancora.
Oltre lo schermo.
Illusi di specchiarci.
Ma ci dimentichiamo chi siamo.
Fino a perderci,
ad annegare.
In quello schermo.

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Text by Daniele Mosca

Io al Salone ci andrò

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Fascismo e antifascismo sono due facce di una stessa medaglia. I riflettori si riaccendono su fatti che qualcuno vorrebbe legittimare o contestualizzare. Alcuni parlano di una “vera storia” mai raccontata. I revisionisti, che poi così nuovi a questo genere di attività non sono. Da qui nasce la polemica sulla presenza al Salone del Libro di una casa editrice legata a Casapound. Secondo molti rappresenterebbe una legittimazione della cultura neofascista. Il tema però è un altro. Queste formazioni hanno rappresentanze politiche, quindi hanno una loro propaganda politica, sicuramente amplificata dalla stessa linea politica del governo attuale. A chi vede il tutto come una forma di democrazia ricordo che partiti come partito del fascio e il corrispettivo nazionalsocialismo in Germania sono nati da movimenti assolutamente legati e legittimi. Ma credo che rispetto a quel periodo oggi esiste una variabile importante. Social, la rete in generale. I flussi di informazione sono veloci e possono essere gestiti. Questo rende la propaganda più capillare ed efficace. Per gli studi relativi ai miei romanzi mi sono imbattuto spesso in testi che raccontavano punti di vista differenti rispetto a quelli comuni e ne ho letti alcuni. Mi è servito per capire cosa pensa chi crede in quelle idee. Senza entrare nel merito del giusto o dello sbagliato, credo che invece serva una letteratura che copra e racconti anche questi aspetti. Negarla sarebbe censura e la censura aiuta a fomentare pensieri che si muoverebbero comunque fuori dai riflettori. Il rischio della nostra società così “globalizzata” è quello di rimanere vittime di pensieri che ci vengono forniti e imposti depurati e ripuliti. Farsi un’idea propria è l’unica soluzione e per farsela bisogna leggere. Pur non avendo minimamente il peso del collettivo Wu Ming, io al Salone ci andrò anche in difesa della libertà di opinione, sempre con occhio critico e tenendo d’occhio chiunque attenti a questa basilare forma di libertà.

I Navigli di Leonardo

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Leonardo Da Vinci è conosciuto per tantissimi temi, anatomia, ingegneria, arte. Pochi ricordano che è stato l’ideatore del sistema di canali che alimentavano i famosi Navigli di Milano. Il suo progetto rese navigabili le canalizzazioni permettendo di collegare il lago Maggiore con il lago di Como. Le canalizzazioni avevano permesso di far giungere a destinazione i materiali per la costruzione del Duomo di Milano. Con l’avvento delle automobili le canalizzazioni persero la loro utilità e man mano vennero intubate. I temi idrogeologici dei giorni nostri hanno riportato in auge l’importanza dei canali per funzionalità idrogeologiche. Cinquecento anni più tardi il genio di Leonardo esprime ancora tutto il suo splendore.
#LeonardoDaVinci