Una nuova lingua

Avevo delle ferie da fare prima di iniziare il nuovo lavoro, quindi questa settimana l’ho trascorsa interamente prendendomi cura di Beatrice. Ed è strano pensare che in un anno io lo abbia fatto, per lo meno un tempo continuato, così poco. Siamo sempre presi dal lavoro, dalle preoccupazioni, che spesso ci dimentichiamo quanto possa essere rigenerante il sorriso di tua figlia, quando riesci a darle la pappa dopo che hai bruciato tre volte la minestra, messo bene il pannolino dopo averlo installato al contrario dodici volte. E dopo averla raggiunta in fondo al corridoio dopo che è scappata gattonando dal suo tappeto. La verità è che si crea un rapporto di simbiosi, di fiducia, un filo invisibile che lega indissolubilmente. Si inizia a capire quando ha fame, sonno, quando vuole andare a prendere aria fuori, è un po’ come imparare una lingua nuova. Ci sono lavori che vediamo sempre come importanti, determinanti, sottovalutando che questo mestiere una mamma lo fa sin dal primo giorno di vita del bambino, spesso trascurando se stessa, i suoi interessi e sovrapponendolo al lavoro in ufficio, in aula o in fabbrica. Forse è questa la cosa più importante, a cambiare pannolini e fare le palle si impara, scegliere di parlare e ascoltare questa nuova lingua, invece, è qualcosa che va oltre ogni possibile spiegazione. È la natura che fa tutto da sé. Ed è qualcosa di sconvolgente.