I segreti della rete internet

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La rete nasconde mondi sconosciuti, il mondo costruito dagli uno e zero del codice binario è complesso. Come molti sanno la rete è nata con lo scopo di far comunicare realtà militari, alle origini si chiama Arpanet, poi aperta al mondo civile. Esistono però due reti, una, più segreta, che continua ad avere scopi militari, l’altra che è diventata quella che comunemente utilizziamo. Ma esistono anche non luoghi in cui possono avere luogo traffici di cui non rimane traccia, parliamo del Dark Web. Ma quello che non ci siamo mai chiesto è: esistono altre realtà di cui non sappiamo niente? E, inoltre, quello che sappiamo ci consente davvero di capire cos’è davvero internet? La verità è che quello che sappiamo è davvero poco. Per questo ho deciso di scrivere un romanzo che affrontasse questo tema da un punto di vista nuovo. Il protagonista di questa storia è Davide Porta, alcuni di voi lo hanno già conosciuto in un mio romanzo precedente. Io credo possa essere un bel viaggio da fare insieme, e, chissà, potremmo scoprire che internet è una parte che in realtà ci appartiene più di quanto possiamo immaginare.

Per chi vuole leggere il romanzo, ecco il link.
https://www.amazon.it/macchina-del-silenzio-Daniele-Mosca/dp/8899500789/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=la+macchina+del+silenzio&qid=1554107324&s=gateway&sr=8-1

Come una randagia, il nuovo romanzo di Anna Serra

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“Come una randagia” è un romanzo che affonda le sue radici in un mondo parallelo di cui nessuno parla. La protagonista Emma incontra per caso una donna, una senza tetto, che le sussurra una previsione, una serie di eventi che getteranno la protagonista in un vortice di inquietudine. Per scappare dagli accadimenti che le stanno sfuggendo di mano, Emma cerca riparo e consolazione andando a trovare sua nonna ad Amatrice, in Abruzzo. Quello che lei ancora non sa è che la notte stessa si scatenerà un sisma e lei ne rimarrà coinvolta, sepolta, inghiottita da detriti, mattoni, cemento. E ricordi di una vita. Questa storia racconta l’incontro di due donne che guardandosi negli occhi si scoprono distanti, ma consapevoli che qualcosa le ha legate a un destino che, inconsapevolmente, le ha scelte. Come una randagia è quel varco di luce che si apre quando tutto sembra finito, quando tra i detriti riesce a passare un raggio di luce. È la speranza di un giorno nuovo.

Vorrei ballare

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Vorrei ballare fino a tardi,
sotto gli occhi inorriditi delle maschere.
Dei ghigni perversi,
sporcare i miei versi,
Di battiti osceni e ricordi,
Sorseggiando inganni.
Sentire musica così forte,
da far tremare i pensieri.
Cercare nel fondo di un bicchiere,
ciò che mi fa bruciare lo stomaco.
Il semaforo lampeggia.
È notte, ma l’aria mi inganna.
Sento ancora il brivido,
il mio corpo si muove,
trascinato nel vortice,
che a ogni nota, implode.
Vorrei ballare fino a notte fonda,
fino alle mie stesse radici.

Photo by Kris Amos – Unsplash
Text by Daniele Mosca

Torna la #festadellibro a Orbassano, noi ci saremo

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Dall’11 al 14 aprile torna a Orbassano la #festadellibro. Sicuramente una manifestazione a cui sono molto legato. Anche quest’anno ci sarà lo stand della casa editrice che ha pubblicato i miei due romanzi, inoltre mia moglie Anna Serra presenterà il suo nuovo romanzo #comeunarandagia, pubblicato anche per lei da Les Flâneurs Edizioni, Sabato 13 aprile alle 11.45
Nei giorni della manifestazione ci troverete allo stand per parlare dei nostri romanzi di quelli degli altri autori della CE.

Sento il bisogno

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Sento il bisogno del mare,
del rumore delle onde.
Del vento sulla faccia.
Del sapore amaro del sale.
Di specchiarmi in qualcosa,
che mi ricordi chi sono.
Dell’alba, persa in un riflesso.
Della luce che ti abbaglia,
ma di cui non sai fare a meno.
Sento il bisogno del mare,
perché é come fare ordine, dentro.
Rimettere a posto anche ciò che fa male.
E che si deposita in fondo.
Mentre questa città ci avvelena.

Photo by Unsplash
Text by Daniele Mosca

Torino è una città magica

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Torino è una città magica.
Con le sue vie antiche.
Il suo sapore di una rinascita,
sporcata dal fumo delle fabbriche.
Con la voglia di spiccare il volo,
di ridere.
Della sua amarezza,
delle ferite della sua storia.
Fredda,
stanca.
Lucida.
Innamorata della sua immagine,
riflessa sul Po.
Nei libri usati,
sotto i portici del centro.
Della sua malinconia,
nei bar all’ora di chiusura.
Torino è una donna regale,
che teme la povertà,
la solitudine delle sue periferie.
Delle strade abbandonate,
nei silenzi delle sue colline.
Torino è una donna morbida,
fasciata da un abito troppo stretto.
Che soffoca ogni sua risata.

Photo by Flick
Text by Daniele Mosca

Ai bordi del ring

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Ai bordi del ring,
c’è sempre chi ci crede ancora.
Che non smette di voler combattere.
Consapevole.
Questo non è un film
E i colpi fanno male davvero.
Le ferite non si curano mai fino in fondo.
Il mondo è anche questo.
Guardo il pianoforte,
mi scappa un sospiro.
Se solo fossi stato più bravo.
Più coraggioso.
Se avessi avuto talento.
E invece, conosco solo la rabbia.
E quella, su un ring, serve sempre.
Ma non basta mai.
E quel momento arriva.
Lo sai sin dall’inizio.
Devi ritrovare la strada.
Ricordare da dove sei partito.
Consapevole.
Che tra poco suonerà la campanella.
E dovrai essere pronto a un altro round.

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Text by Daniele Mosca

Quante volte mi hai salvato

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Quante volte abbiamo litigato,
perché io non ero d’accordo.
Quante volte hai detto che ce l’avrei fatta,
anche quando non sembrava possibile.
Devi studiare,
mentre dicevano di smettere.
Prova ad amare,
quando l’odio era l’unico linguaggio.
Quante volte mi hai salvato,
senza che potessi accorgermene.
Quante volte hai giocato una schedina,
perché i soldi cambiassero tutto.
Quel giorno in cui mi comprasti una fisarmonica.
E avevi avuto ragione,
perché in quel momento iniziai ad amare la musica.
L’odio si tramutó in note, spesso stonate.
E forse non lo sai,
ma ho studiato, per quel che ho potuto.
E tengo ancora nel portafogli la tua schedina.
Magari un giorno la giocherò,
anche se credo di aver già vinto quello che era davvero importante.

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Text by Daniele Mosca

Oggi è la mia prima festa del papà

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Oggi è la festa del papà.
E per me è la prima volta.
Oggi ci sei tu.
E stringerti è ancora un’emozione che non so definire.
Un giorno saprai che le parole non mi sono mai mancate,
ma che nei momenti più importanti,
inspiegabilmente,
non riesco trovare quelle giuste.
La verità è che con te è festa tutti giorni.
Che io e la mamma non potremmo più fare a meno di te.
Che crescerti è qualcosa che ci riempie di orgoglio e felicità.
Ho perso la metrica,
ma non importa.
Le parole han bisogno dei loro spazi.
Dei loro luoghi.
E, soprattutto, dei loro tempi.
Oggi è la festa del papà.
E ho atteso per una vita intera di esserlo.
Di rendere felice te e la mamma.
Sicuramente non ci riuscirò sempre,
ma ci proverò.
Forse imparerò a trovare le parole giuste,
ma puoi star certa che resterò in silenzio
quando, per la prima volta,
mi chiamerai papà.
Forse tratteró una lacrima.
Avrò gli occhi lucidi.
E fingeró un colpo di tosse per non mostrare il nodo in gola.
Ma so che lo capirai lo stesso.
Che ti voglio bene.

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Text by Daniele

Le cose buone

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Hanno fatto anche cose buone.
Hanno costruito il sistema sociale.
Hanno bonificato le paludi.
Facevano rispettare le regole.

Dobbiamo essere obiettivi.

Hanno ucciso prigionieri politici.
Deportato ebrei e minoranze.
Bruciato i libri.
Imposto il pensiero di regime.
Ucciso la libertà di pensiero.
Creato un mondo di paura.

Dobbiamo essere obiettivi.
Obiettivi di questo nuovo fascismo,
travestito da giustizialismo.

Nessun regime.
Nessun pensiero imposto.
Nessuna discriminazione.

Si chiama libertà.

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Text by Daniele Mosca