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Non può che farti bene

Giulia si sentiva sbagliata.
Continuare a guardare quello specchio non le sarebbe servito a nulla.
Lo sapeva bene di essere bella, a confermarlo erano gli sguardi degli altri. Ma sapeva anche di sentirsi troppo lontana da ciò che quelle persone vedevano.
Anche quella notte aveva vomitato.
Ogni notte lasciava affondare il suo segreto in quel cesso. Ormai era una donna, ma quanto ci si può sentire trasparenti nel bel mezzo di un mondo che ha ben altro a cui pensare?
Qualche giorno prima aveva incontrato un ragazzo, era stato simpatico, avvolgente, così strano e differente da quella sfera di regole, convenzioni e pregiudizi in cui non si ritrovava. Le aveva detto “Giú, ti faccio provare una cosa”. Così lei aveva preso dalle sue mani una pastiglia. “Giú, non ti può che fare bene”.
Quella notte avevano ballato per tutto il tempo.
Quella notte non aveva nemmeno vomitato.
Eppure, di fronte a quello specchio, nulla era poi cambiato.
“Giú, stasera ti porto in un posto. Non può che farti bene.”
“Chissà quanto è alto il prezzo di sentirsi sbagliati”.
“Chissà se poi passa”, si chiedeva, mentre tutto attorno girava sempre più forte.
“Chissà se esiste davvero un mondo più giusto”, si domandò.
Ma si sentiva troppo stanca. Anche se, sotto gli occhi di tutti, non poteva permettersi di smettere di ballare.
“Vorrei solo tornare a casa”, si sussurrò.