Sangue e ossigeno

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L’inchiostro mi lacera,
brucia e la pelle ascolta.
Le luci della sera,
sotto i tacchi di chi si è perso.
L’alcool accarezza il mio stomaco,
so che domani farà male.
Ma stasera la musica è più forte.
Tremano le mani,
le immagini girano.
Ho perso il controllo,
ma vedo ogni sfumatura.
L’inchiostro mi serve,
come il sangue e ossigeno.

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Una felicità semplice, di Sara Rattaro

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Una felicità semplice è un romanzo che racconta una storia d’amore diversa, il cambiamento di una donna, che però non riesce a farlo mai davvero, perché quell’amore è ancora lì, accanto a lei, anche se, in realtà, non potrà più tornare. È la storia di un uomo che si innamora proprio di quella donna, di quella figura che sembra essersi persa dentro se stessa e in un amore dal quale non vuole liberarsi.
È la storia delle scelte, di quello che ci possono portare a diventare. O che ci possono far perdere per sempre. Una storia di rinascita, nonostante tutto. Una storia d’amore, perché l’amore è tante cose. Tutte quelle che ci rendono ciò che siamo.

Se così fosse

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Anche se così fosse,
che il tempo ci cambia.
Che la pioggia non basta,
a dimenticarci,
di ciò che siamo stati.
Che il tempo ci avrà insegnato,
che i piedi sono radici,
che si cibano di cose vere.
Acqua.
Terra.
Aria.
Io non ci crederei.
Ma la verità ti fotte.
È uno specchio e doppio fondo,
Un film in bianco e nero.
Una pellicola che brucia.
Anche se così fosse,
il tempo avrebbe fatto il tuo corso.
E resi il cinismo,
che ci ubriaca di colori distorti.

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Al posto nostro

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Avrebbe avuto il coraggio di guardarlo.
Dirgli che aveva ragione,
che era cambiata.
Ma con noi stessi non siamo mai davvero sinceri, cerchiamo di nascondere la verità,
tra le pagine di vecchi libri,
che invecchiano sugli scaffali,
come potessero farlo loro,
al posto nostro.

Sei un fallito

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– Fallito – gli urlava il nuovo compagno di sua madre.
Valerio teneva testa a quell’uomo che puzzava di alcool.

– Non sei capace! Cosa ci vai a fare all’Università? Finirai comunque per andare a raccogliere cartoni. Tanto vale andarci subito e contribuire alle spese! – continuava lui.

Valerio tratteneva la rabbia, la tristezza e l’umiliazione. L’unica strada che aveva per costruirsi una vita era studiare. Ma farlo ogni giorni diventava sempre più difficile. Per frequentare l’Università servivano soldi e tempo. Ma stava per perdere anche l’unico dei punti di cui poteva disporre: la determinazione.
Valerio studiava di notte, mettendoci l’anima. Continuava a dare esami, senza tregua, perché sapeva che gli avrebbe concesso ancora un po’, vincendo una borsa di studio. Quello era l’unico modo per continuare ad alimentare quella che gli sembrava sempre più una stupida illusione.

– Non hai niente da dire? Pensi a quando potrai finalmente progettare cessi? – concluse, ridendo.
Sua madre avrebbe voluto difenderlo, ma non poteva farlo. Perché dipendeva dagli umori di quella bestia.
Valerio aveva sentito più volte nella sua vita cedere il terreno sotto i suoi piedi.

Si alzò e si soffermò a osservare l’immagine della copertina di un libro proiettata sul muro.
Quante volte nella sua vita aveva trovato difficile guardarsi anche solo guardarsi allo specchio senza sentire il peso delle sue sconfitte.

Poggiò una mano, come per sostenersi, sul tavolo che sarebbe servito da lì a breve per un’altra presentazione.

Valerio aveva iniziato a vomitare per sopportare quel senso di buio che sentiva salire ogni volta dall’esofago. Rimettere quel poco che riusciva a mangiare ed era ogni volta come una liberazione. Una forma arcaica di reazione, che però non faceva altro che mandarlo ancora di più al tappeto.

Il momento peggiore, però, era arrivato quando aveva sbagliato il primo esame. Un momento di buio totale che non gli aveva permesso di rispondere nel modo corretto, nonostante avesse studiato e fosse ben più che preparato. Il suo cervello lo aveva abbandonato nel momento in cui ne aveva più bisogno e in quel momento non aveva avuto nemmeno la forza di ammetterlo. Perché avrebbe avuto bisogno di mangiare, di riabilitarsi, di rialzarsi. Ma l’unica necessità che sentiva salire dal suo stomaco era solo una. Continuare a vomitare.

– Possiamo già iniziare a sedersi? – chiese una signora che era appena entrata nella sala.

Valerio la guardò, riprendendosi un attimo dai suoi pensieri.

– Sì, certo. – rispose, osservando altre persone che stavano entrando.

Si allontanò da quel gruppo di persone che man mano stava diventando sempre più numeroso.

– Buongiorno, sono Alessandra, la giornalista. Ci siamo sentiti telefonicamente, lei è Valerio, immagino –

Valerio gettò ancora uno sguardo allo schermo che proiettava un’immagine della copertina di un libro. Si chiamava “Fallito”.

– È pronto a raccontare a tutta questa gente la sua storia? ­–

In quel momento si rese conto che quella copertina rappresentava l’immagine nello specchio in cui finalmente riusciva a guardarsi. Rimandò indietro il magone e quella lacrima che avrebbe voluto uscire.

­ – Direi di sì. Ora sono pronto. –

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Spillover, di David Quammen

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Ci ho messo molto a finire di leggere #Spillover di David Quammen. Scritto bene, scorrevole, ricco di informazioni, ma mi ci è voluto più tempo per metabilizzarlo e rendermi conto che sia stato scritto anni prima della diffusione del Covid-19.
La narrazione mostra quanto in realtà fosse probabile che un fenomeno pandemico avvenisse da qualche parte, prima o poi.
Narra di quanto sia longeva la ricerca e la lotta ai virus.
Di quanto siamo stati anche fortunati che una pandemia non ci abbia colpiti anche prima.
Di cosa sia stato e abbia rappresentato lo sviluppo dell’Hiv.
Di quanto i nostri comportamenti in tema di ambiente e mobilitá abbiano influenzato tutto.
E di quanto ci sia stato da sempre forse l’arroganza di poter controllare la natura, inconsapevoli che eravamo disarmati.
I ricercatori, però, lo sapevano bene quanto un virus potesse essere in grado di mettere in ginocchio il mondo.
Così come lo sapevano i grandi centri di ricerca.
La verità è che si sa davvero molto poco.
La verità è che parlano davvero in troppi, a cui consiglio di leggere questo libro.
#Spillover
@adelphiedizioni

L’unica strada

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Cercare le idee e le parole in un momento come questo non è facile.
Un po’ perché questo “momento” dura ormai da troppo tempo. E un po’ perché tutto questo tempo ci ha rubato e ci ruba le prospettive e le opportunità. Subentra la stanchezza, forse anche la rassegnazione per un domani che viene spostato ogni giorno un po’ più in là. Ma bisogna farsi forza e continuare a lavorare. È l’unica strada che possiamo percorrere.

Virologi in cerca di autori

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Come consulente dovrebbe affrontare il tema con il Ministro nelle sedi corrette, non parlare pubblicamente in questo modo. Questi personaggi dimostrano solo di non essere adeguati al ruolo che ricoprono, soprattutto in un contesto delicato come quello che stiamo vivendo.

Crisanti: “Chiudere 3-4 settimane in maniera drastica stile zona rossa di Codogno, e fermare ogni forma di pendolarismo, anche quello degli studenti, che è una fonte di diffusione del contagio da Sars-CoV-2 molto pericolosa”.

Vale lo stesso discorso fatto per Ricciardi. Ma il tema è un altro, cosa vogliono dire questi signori, che queste “varianti” del Covid ci stanno riportando alle condizioni di un anno fa? No, perché é quello che stanno facendo.  Seconda impressione, Crisanti si sta proponendo come alternativa a Ricciardi. In tutti questi casi penso che questi signori non siano adatti a questo tipo di ruolo. Parlano troppo e con il pubblico sbagliato.