Parlano tutti

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​Parlano tutti. La fobia dilaga. Il caso Rigopiano rappresenta molto probabilmente una sovrapposizione degli effetti di più cause: sisma, neve e negligenza amministrativa. Vorrei sentir parlare più spesso pianificazione e la difesa idrogeologica non solo in queste fasi concitate in cui, diciamolo, é praticamente inutile farlo. Questa é una fase di emergenza, in cui si agisce su un evento ormai già accaduto. É compito della Protezione Civile, quindi di tutte le sue componenti, quello di gestire questa fase, mettendo in campo tutte le risorse competento necessarie. Non servono allarmismi e le notizie inventate e nemmeno teorie senza alcuna base. La speranza per il futuro é che l’esperienza aiuti tutte le componenti della macchina a non commettere più gli stessi errori.

Il posto

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​Cercavo un posto oltre il tempo, un rifugio per quando la notte si fa più fredda, dove la luce é il riflesso incondizionato degli occhi, il contatto, un brivido improvviso. Il viso come un libro. Le sue pagine, momenti, sensazioni, lacrime e risate. Le sfumature. Le orme dei passi che si uniscono. Cercavo un posto oltre il tempo. E quel posto sei tu.

Parlo poco.

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​Parlo poco. E a volte sogno troppo. Ad avere un pó più i piedi per terra ho imparato con il tempo, anche quando voleva dire perdere qualcosa di me. Rifletti, battiti per ciò in cui credi, pensa, impara. Tutti concetti che insegnano fin da bambino, poi, a un tratto, ti dicono di smettere di farlo. Proprio quando ci avevi preso gusto. C’è un album da completare. E tu sei una figurina. Te le ricordi le figurine? Hanno un nome. E una faccia. A me è sempre piaciuto scoprire la storia di quelle facce, perché avessero scelto di indossare proprio quella maglia e magari non un’altra. Ma una volta c’era la passione. E un prezzo da pagare. Oggi, nell’era dei risvoltini e delle facce da like, da saldo di fine stagione, io ho ancora voglia di riflettere, pensare, imparare, battermi per ciò in cui credo. Ho un nome, una faccia. E continuo a parlare poco.

Io non ci riuscirei

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​Come mi sentirei, se avessi oltrepassato il mare, con occhi che hanno visto troppo. Se avessi assaporato il sangue e il gusto amaro della morte, camminato a piedi nudi sulle braci di un deserto, le pietre dei sentieri di montagna, i rovi taglienti. Calpestato la neve e mangiato la paura, perché i miei figli non morissero della mia stessa fame. 

Come mi sentirei se a sbranarmi fossero occhi famelici, ignari, lontani, dietro le sbarre di una vita che non mi spetta. Occhi che mi cacciano via, come un insetto inopportuno. Saprei spiegare ai miei figli il perdono? No, non saprei farlo, io non ci riuscirei.

Con altri occhi

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​In punta di fioretto. All’angolo del palcoscenico. Una voce fuori campo. Un nome che non puoi dimenticare. Scendere alla fermata prima per sentirne il sapore, quello della pioggia scostante, in una stanza vuota. La punta della spada, una goccia di orgoglio. Gli occhi aperti, davanti ad altri occhi.

Parliamo d’amore

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​Parliamo d’amore, ogni tanto serve. Quante volte hai chiesto scusa per non aver trovato le parole, camminato in punta di piedi per non svegliare qualcuno. Giocato a un sogno, sapendo che non era un gioco. Mentito, perché la verità avrebbe fatto più male. 

Guardato con odio la notte, solo perché avresti desiderato un ultimo raggio di sole. Parliamo d’amore, se serve, quando l’unica risposta é di fronte a te. Ma ben oltre lo specchio.

In quel preciso istante

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​Chissà se un giorno le voci saranno così forti, dal trattenerla, una lacrima. Si disse, mentre non riusciva a staccare lo sguardo da quel paesaggio, da quella luce che sembrava parlare. Ogni passo sarebbe stato difficile, ma non per questo avrebbe smesso di correre. Ogni muscolo, teso al raggiungimento del traguardo. E forse in quel preciso istante se ne rese conto, quella che aveva sempre combattuto non era mai stata la sua avversaria, ma la più fedele alleata. Le luci erano ormai quasi scomparse. L’ultimo bagliore, poco prima della notte. Chiuse la porta di casa, ma non riuscì a guardarsi allo specchio quando accadde. Quella goccia scivoló in terra, silenziosa. Una tregua, una paura, un attimo sospeso tra la notte e l’alba, tra la quiete e la tempesta. Tra la vittoria e la sconfitta. Sentiva le voci nel soggiorno. Andò in bagno per sciacquare il viso. Aveva perso per la prima volta. L’emozione aveva vinto. Poi venne travolto da una voce fortissima.

Finalmente sei tornato, papà.

In tutti quei colori

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C’erano dei colori strani nel cielo stasera, sfumature che sembravano irridere i confini spaesati delle montagne. Qualche residuo di vento, con tutto il suo sapore. Le luci che si cambiano d’abito, come poco prima di entrare in scena. Riflettori a forma di luna. Una semplice sera, che racchiude ogni cosa, in tutti quei colori.

Benzina

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Lo sa di avere due anime. E una è più sporca dell’altra. Osserva quel che resta del mare, inghiottito da una notte che puzza di benzina. Scalcia la lattina e per un attimo ripensa a quando nel farlo aveva immaginato di diventare un grande calciatore. Cosa resta dei sogni, avrebbe pensato, se solo non avesse alcuna voglia di farlo. Aveva bisogno di una birra. E forse di tornare a casa. Il cellulare suona. Uno squillo soltanto. È il segnale che aspettava. Quello che avrebbe cambiato tutta la sua vita.