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No Tav-Indignados: Quale convergenza?

Due manifestazioni, due realtà. Domenica scorsa abbiamo assistito a uno spettacolo indecoroso e contemporaneamente a uno che rappresenta una realtà nuova e importante. Facciamo un passo indietro.

Sabato 15 ottobre in tutto il mondo ha avuto luogo la manifestazione cosiddetta degli “Indignados” che ha portato in piazza un’idea su tutte, e cioè fermare questa economia senza etica ne ragione e che permette di far guadagnare solo qualche signore, mettendo “alla fame” il resto della popolazione. L’idea è nata in Spagna ed è piaciuta a tal punto da trasformarsi in un movimento a livello mondiale che proprio sabato scorso ha dato prova della sua forza in tante piazze di tutte le città più importanti della terra.

Così la gente ha sfilato da New York ad Atene, da Tokio a Roma. Appunto, a Roma. Come durante il G8 del 2001 a Genova, i Black-block si sono infiltrati, devastando banche, bruciando automobili, negozi, e tirando sassaiole alle forze dell’ordine, sino a dar fuoco ai mezzi di questi ultimi. Uno scempio con il risultato di sopprimere l’impatto mediatico delle idee che la manifestazione voleva far sentire.

A una settimana di distanza ha invece avuto luogo la manifestazione dei No-Tav a Chiomonte (Val Susa). Corteo pacifico senza scontri. Il movimento No Tav protesta ormai da anni contro il progetto legato all’Alta Velocità in Val Susa e che prevede la realizzazione di numerosi tunnel nella montagna per far passare la nuova linea per il trasporto di merci dalla Francia all’Est Europa. Inizialmente, almeno, era così. Si, perché nell’elenco dei motivi per il quale protestano i No-Tav (da noi pubblicati qui), ci sono numerosi spunti interessanti, ma ciò che è più importante è che la convergenza delle idee di questo movimento con quelle degli indignados è spiccata. La protesta verte ormai, più che sugli aspetti progettuali dell’opera, sulle modalità di affidamento dei lavori, sulla necessità dell’opera sacrificando soldi per la scuola, per la ricerca e per le infrastrutture “locali”. Per non parlare della denuncia di soldi spesi per il rifacimento delle linee ferroviarie e di collegamento con la Francia per i giochi olimpici invernali di Torino 2006. Quello che in entrambe le manifestazioni è emerso è che la gente è stanca di questi furti autorizzati dallo Stato. Nel merito di una situazione politico – sociale che vede sindacati e partiti (una volta dalla parte del popolo) virare su interessi forti e importanti del nostro paese, molta gente è rimasta orfana dei propri ideali, dei proprio punti di riferimento, della propria vita, del futuro e in ultimo, ma forse in primis, dei propri sogni.

Il nostro è un popolo che sta tirando fuori le unghie, per difendere la propria identità, svenduta da politicanti venditori, venditori politicanti e mezze cartucce. Come non commentare i volta-faccia dei parlamentari, che è vero non sono una novità, ma che sono quasi stati istituzionalizzati da leggi farlocche e senza decenza. La verità è che sarebbe necessario che qualcuno o qualcosa canalizzasse queste nuove forze che vogliono un’Italia pulita, e questo non messo in pratica da mezze cartucce e mezzi comici in odor di santità, ma da gente che ha voglia di fare, di essere, e perché no, di lottare. Senza pietre, senza slogan di rivolta, ma con i fatti. All’indignazione, alla lotta, deve susseguirsi una rinascita. Ed è quello a cui tutti aspiriamo. Per tutti intendo quelli che non hanno paura di sottrarsi da una logica del “sono amico di” e della raccomandazione in genere, del “piacerino”, del “tanto è così che va”.

C’è un’Italia nuova e allo stesso tempo antica in queste manifestazioni, c’è un’Italia che non vuole essere lo zimbello di un’Europa a due velocità. C’è un’Italia. Ed è questo l’importante, come lo è difenderla. E spetta a tutti noi farlo, con la politica, con le parole, anche con le grida se è necessario contro gli incappucciati a libro paga della propria imbecillità. Il tutto nel pieno rispetto di noi stessi, di chi manifesta, di chi fa parte delle forze dell’ordine, di chi lavora sotto minaccia, di chi sogna un mondo diverso e in cui si possa dire: da oggi in poi “non va più così”.

Pubblicato su: causaedeffetto.it

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