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Recensione “Nella stanza degli specchi” di Valentina Amandolese

Le sue canzoni sono rock e melodica poesia ammaliante che come unghie taglienti lasciano il segno. Valentina aggredisce con la sua voce roca, dura e accattivante che vola su una musicalità suadente densa di sapori. C’è una miscela strana in questi pezzi, che viaggiano tra la tradizione e l’innovazione, tra giorno e notte più scura. Come due identità che si uniscono in una sola realtà Valentina riesce a raggiungere un equilibrio che le consente di far ascoltare delle canzoni originali e intriganti. “Cosmico blu” è un pezzo ritmato e graffiante, ottimamente suonato. “Stringi i denti Valentina” si rivela invece una canzone che parla all’autrice come da un luogo distante, misterioso, in bilico tra identità e dimensioni diverse. Molto bello il finale quasi mistico. In “Imago” Valentina quasi balla tra le parole e la musica, come nutrita da una leggera insolenza, che rende la canzone avvolgente, in una metrica particolare e intrecci di parole ben studiati, così come accade in “Osmosi”. La cover di Jimi Hendrix “Bold as love” ha un sapore internazionale, non solo per la lingua, ma per il suono delle chitarre e dell’atmosfera che con la voce di Valentina riescono a creare. Partire, cambiare, tornare alla vera anima è ciò che si percepisce ascoltando “Nessun biglietto per il mare”. Come lo specchio che tradisce difetti, come l’immagine sfocata disegna l’essenza della sua verità in “In terza persona” l’autrice scruta luoghi sconosciuti o forse conosciuti troppo bene per poterli capire davvero. “Lo stesso viaggio” è criptica e ipnotica, un canzone che fa riflettere e soffermarsi sui più piccoli dettagli. “Nella stanza degli specchi” è indubbiamente un album interessante, ricco di sfumature e lati da scoprire. Si percepisce personalità, forza e determinazione. Carisma. E’ un album che merita di essere ascoltato con pazienza, che ha bisogno di arrivare in fondo. Un bel disco.

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