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Recensione “Come se fossi dio” di Leon

Leon propone un suono moderno, ma con basi melodiche, legate alla storia della musica, con contaminazioni che vanno dal rock, al pop, sino a esplorare musicalità elettroniche e internazionali. Il primo pezzo “Come se fossi dio” è ipnotico e possiede un ottimo sound con un testo coinvolgente e attraente. “Bellissima” è una bella ballata, con bei suoni e parole intense, perse in un’atmosfera incantata. “Canto notturno” è un racconto tra rime e un suono quasi cupo, ma sognante. Che parla dei luoghi oscuri della notte, dei pensieri celati in spazi senza confini. “Encore” è un brano intenso, reso ancora più affascinante dal testo in francese, con un sound internazionale. “Immagini” è una ballata che racconta sentimenti intensi e profondi, tra suoni e poesie. “Profughi” ha un suono che ammalia, che coinvolge sin dalla prima nota, un testo criptico, ma che non nasconde troppo rabbia e la voglia di fuggire. “Ego te absolvo” è una canzone particolare, che affronta un argomento difficile e spigoloso. Tra religione e anima, tra peccato e perdono, tra opere infami e omissioni. Un pezzo da ascoltare più volte. “Giorni di pioggia” regala un rock elettronico, passionale e intenso. Puro. Testo e voce che portano in luoghi sconosciuti. “Nel gin”: qualcosa non va, recita il testo. C’è dell’amarezza che la pioggia consola, che l’alcol ascolta, in una notte come tante, ma, a suo modo, diversa. “Wickerd game” è un brano in francese, con melodia e atmosfera tra rock melodico e pop passionale, una miscela che si fa ascoltare. Il disco “Come se fossi dio” di Leon è ben suonato, ricco di spunti interessanti e di un sound curato e dinamico. I testi sono spesso graffianti, altre volte più intimi, certamente profondi e passionali. Un disco che sa farsi ascoltare. Proposta interessante.

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