Per chi crede al “prima noi”

Immaginate la paura. Vi siete appena svegliati e sentite fuori dei rumori. Vi affacciate alla finestra e scoprite che anche nel vostro quartiere sono iniziati i rastrellamenti. Ne avevate sentito parlare, certo. Ma avete pensato che riguardasse altri, ma poi le cose sono cambiate. Prima ce l’avevano con chi la pensava diversamente, ma poi hanno deciso di portare via anche chi era nato in quella città e che professava la vostra religione. Lo sapete che siete in torto, sapete che è arrivato il vostro turno. Sapete che vi caricheranno su quei camion, che non sapete dove vi porteranno. Alcune voci dicono che portino in dei campi da cui nessuno esce vivo. Siete fiduciosi, a voi non capiterà. Ve lo ripetete mentre preparate in fretta e furia una valigia e cercate di calmare i vostri figli. Bussano alla porta, con violenza. Andate ad aprire, sperando che con la gentilezza vi tratteranno meglio, ma non va così. Vi urlano in faccia, vi portano fuori trascinando quei quattro stracci che siete riusciti a racimolare. Tenete stretti i vostri figli. Le voci dicono che separano gli adulti dai bambini, le donne dagli uomini. Fino a ieri non ci credevate, pensavate riguardasse altri. Ma ora è il vostro turno.

Questa la dedico a chi pensa che il problema sia sempre altrove. E di altri. A chi pensa che da noi la guerra non possa arrivare. A chi crede che sia giusto dire “prima noi”. A chi crede che la libertà sia qualcosa di certo e di inattaccabile. A chi pensa di essere migliore. Beh, non lo è. Nessuno di noi lo è. La libertà va difesa ogni giorno. Anche dalle nostre stesse idee dettate dalla paura di quello che non conosciamo.

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