La ragazza dei ricordi – #Luna #Ep4

Alberto era immerso nei suoi pensieri, trascinato lungo la battigia dal suo cane, un pastore tedesco, Tobi, a cui era molto affezionato. Tra pochi giorni avrebbe sostenuto un importante colloquio per una società di import export. Sentì all’improvviso un suono, a intervalli coperto dal rumore delle onde che si infrangevano sulla spiaggia. Riuscì a malapena a sostenere la spinta del guinzaglio, portato da Tobi verso la barca arenata sulla sabbia. Man mano il suono aumentava sempre di più. Sembrava il suono di un pianto. Una volta sbucato dall’altro lato della barca vide una donna in lacrime, con soltanto pochi brandelli di vestito addosso. Sul corpo aveva delle macchie di sangue. Dopo qualche attimo di sbigottimento aveva chiamato i soccorsi, nel frattempo aveva cercato di chiedere alla ragazza cosa fosse successo. Lei però continuava a piangere e a ripetere ossessivamente è “colpa mia”.
Luna ricordava poco di quei momenti e quel poco non riusciva a raccontarlo alle dottoresse che si alternavano a visitarla nella stanza dell’ospedale. Dentro di lei sentiva di essere stata la causa. Nonostante le ripetessero che non fosse stata colpa sua, sapeva di essere stata ingenua nel seguire quell’uomo che all’apparenza sembrava tranquillo. Qualcosa in lei non aveva funzionato, aveva percepito da subito il suo piglio di prepotenza, ma non ci aveva dato troppo peso. Aveva pensato a un gioco erotico, anzi l’idea l’aveva stuzzicata. Pensava all’alcool, che potesse averle fatto male. Eppure non le era mai successo che un bicchiere le facesse perdere il controllo. Prese il cellulare che qualcuno aveva recuperato dalla spiaggia. L’ultima chiamata era avvenuta la sera prima, proprio nel momento in cui la violenza stava avvenendo. Era il suo ex ragazzo. Trattenne l’impeto di gettare il telefono contro il muro. In quel momento la porta della stanza si aprì. Era una ragazza che non riconobbe immediatamente. Era la barista che le aveva servito il drink. Notò subito una strana espressione sul viso, ma non riusciva a interpretarla. La vide avvicinarsi senza dire una parola. Una parte di lei avrebbe voluto urlare, l’altra rimaneva bloccata. Non era in grado nemmeno di spostare la mano per suonare il campanello di richiamo per il personale dell’ospedale.
Ma la porta si aprì improvvisamente.
“Scusate” pronunciò sommessamente Alberto.
Luna vide la ragazza svanire in pochi secondi, senza proferire alcuna parola. Ma il ricordo che tornò alla mente fu lo sguardo di quella ragazza quando al bar aveva notato l’uomo che l’aveva stuprata. In quel momento iniziò ad avere davvero paura.

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Text by Daniele Mosca
#Luna #Ep4