Il concetto di paura

Stamattina era l’alba. Sorseggiavo il primo caffè della giornata. Riflettevo sul momento della vita che sto vivendo. Su come cambi la percezione del concetto di paura. Quando si è soli è diverso, la si sente, ma ci si fa coraggio e in ogni caso si è consapevoli che tutto ricadrà inevitabilmente su di noi. Siamo più in grado di accettarlo. Ma quando si costruisce una famiglia, dopo che quasi avevi smesso di crederci, ti accorgi che non sai bene come difenderla, spesso da pericoli che sono insiti nella vita stessa, da quelli che inevitabilmente rappresentano degli ostacoli da superare. Viviamo in un’epoca in cui si cerca di delegittimare il concetto di stabilità, in tutte le sue sfumature. Così ci ritroviamo a sentirci persi, inconsapevoli di quanto sia importante sentirsi orgogliosi di se stessi, di aver realizzato dei sogni, costruito delle cose tangibili. Il mondo in cui viviamo ti spinge ogni giorno a combattere, fino a farti dimenticare completamente il motivo. E invece sarebbe importantissimo tenerlo a mente, si combatte per se stessi, prima, per la propria famiglia quando non si è più soli. E io credo non ci si debba vergognare delle proprie paure, dei propri timori, proprio perché sono anche queste cose a distinguersi. A darti la forza, proprio quando sembra essere svanita.
Io credo che per costruire qualcosa sia necessario mettere mattone su mattone.
Credo che non serva a niente buttare giù le case degli altri per sentirsi più forti.
Credo che sia sul campo che un giocatore debba dimostrare di poter giocare una partita, provare a vincerla, fino all’ultimo minuto.
Credo che anche quando si perde si debba avere il coraggio di rialzarsi.
Credo che sia troppo comodo incolpare gli altri.
Credo che se anche avrò voglia di piangere, non lo farò. E non perché sia insensibile, stronzo. Cinico. Ma perché è più importante rialzarsi. Sempre.
Ed è a questo che pensavo, mentre il sole tornava a splendere. E la luna, timidamente, a nascondersi.