Fiori sopra l’inferno, il romanzo di Ilaria Tuti

Oggi come oggi è difficile trovare giovani autori di thriller con una marcia in più. Ilaria Tuti, quella marcia in più, ce l’ha. “Fiori sopra l’inferno è un romanzo” che tiene alta la suspence, pur entrando nella mente dei protagonisti con delicatezza. La narrazione è elegante e apparentemente “tranquilla”, ma è un inganno. La trama ha un’architettura ben studiata e si sviluppa con una maestria. Inevitabile non parlare della protagonista Teresa Battaglia e del suo collaboratore Massimo Marini. Lei è scorbutica, con un grande talento investigativo. Lui è alle prime armi, ma dimostra sin da subito di avere le carte in regola per supportare la protagonista, anche nella sua goffagine, riesce a essere decisivo. Ma quello che determina un’ombra che lentamente sulla vita dei protagonista è il male che ha colpito Teresa e che degenera giorno dopo giorno. É l’Alzheimer. Questo problema costringe la protagonista a scrivere gli appunti su dei fogli per non perdere di vista le informazioni trovate durante le indagini. Le ambienta riguardano scenari di montagna, in cui i personaggi sono molto chiusi e che sembrano tutti difendere il potenziale killer, tra stranezze e storie antiche, la storia svela il vero volto del paese e dei suoi abitanti. La montagna nasconde un segreto. Ed é inquietante. Lo si capisce sin dalla prima scena. Tra le montagne c’è un ospedale, nel quale c’è una stanza a cui solo poche persone posso accedere. E devono essere incappucciate. Inutile aggiungere ulteriori dettagli. Leggetelo.