Bulli si diventa

Bulli si diventa. L’avvento dei social ha svelato l’indole oscura delle persone, convinte che lo schermo sia uno scudo capace di nascondere anche le intenzioni più subdole. Non è sempre così, ovviamente. Si tratta di un’esagerazione, ma è proprio questo il fenomeno che noto sempre più spesso, l’incapacità, in rete, di contestualizzare. L’estrapolazione di un concetto utile per avvalorare una tesi da un discorso spesso più ampio e articolato. Il rischio di questo fenomeno è la completa perdita del senso dei discorsi, fino ad arrivare alla strumentalizzazione di ogni singolo stralcio di un discorso come arma per diffamare, deviare, distruggere la credibilità di un potenziale avversario. Il problema forse più occulto è che tante volte anche involontariamente si entra in un circuito nel quale si perde il controllo della situazione. Questo può succedere a tutti noi, spinti dalla rabbia, dal rancore, dalla frustrazione per le proprie personali delusioni. Il linciaggio mediatico parte da un singolo commento, unito poi ad altri diventa uno tzunami devastante e spesso impossibile da fermare. Il bullismo virtuale nasce da queste piccole cose. Bulli si diventa, quando si smette di essere se stessi e ci si lascia trascinare dal branco. Quando si delega il proprio pensiero a un comodo espediente che ci permette anche solo di sfogarci. Magari mettersi nei panni dell’oggetto dei nostri commenti può essere un primo passo.