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Il fenicottero

Cercava di correre il più veloce possibile, ignorando il dolore ai muscoli e i battiti del cuore che viaggiavano troppo veloce. Girò all’angolo, sperando di far perdere le sue tracce, ma il suo inseguitore era sempre lì, a ridosso. Entrò in un negozio, per uscire di corsa dal retro e correre in strada, in direzione opposta.
Solo una settimana prima aveva finito le riprese della nuova seria in cui interpretava un exagente alle prese con un complotto mondiale, ora doveva seminare dei seguri armati.
Si nascose tra la folla e imboccó una stradina secondaria, per poi entrare in un portone e uscire dal retro. Corse ancora per raggiungere una via trafficata e nascondersi in mezzi alle persone. Cercò un punto di osservazione sicuro e individuó i suoi inseguitori. Sentí vibrare il telefono nella tasca dei pantaloni. In quel momento decise di muoversi lungo la via.
Lanserie era composta da dieci puntate, la trama aveva inizio con il ritrovamento di un cadavere di una giovane, il cui corpo era stato trovato privo di vestiti, in una zona industriale della provincia torinese.
A colpire il detective, che lui interpretava era stato un tatuaggio. Un fenicottero armato.
Entrò in un portone e cercò un uscita sul retro, ma non la trovò. In quel momento sentí il portone aprirsi e decise di salire le scale.
Il detective aveva chiesto a un agente giovane di cercarlo in rete. Il giovane agente aveva effettuato una ricerca mediante applicazione di intelligenza artificiale. Il tatuaggio aveva portato a dei video di una ragazza nota nel settore per attività legate a una famosa piattaforma di condivisione di servizi hard. La cosa che aveva colpito l’agente è che, per quanto la posizoje del tatuaggio e in generale della corporatura stessa della ragazza combaciassero con quella del cadavere, il volto fosse differente.
Salí all’ultimo piano del palazzo e si guardò intorno. Nessuna via di fuga. Il telefono continuava a squillare. Prese in mano il dispositivo e vide chi stava chiamando. Era la sceneggiatrice della serie.
Rispose.
“Stanno cercando di entrare. Dalla centrale non risponde nessuno!”, sentí dalla voce della donna.
“Stanno cercando anche me. E mi hanno trovato”.
“Che facciamo?”
Alla fine della decima puntata il detective e la sua collega, una giovane investigatrice, tramite le ricerche della divisione informatica avevano trovato un fabbricato da cui partivano diverse connessioni. Con l’ausilio delle forze di assalto erano entrati. Avevano trovato nel capannone una serie di server e computer attivi che riempivano l’intero capannone.
I due uomini uscirono dal vano scala e iniziarono a muoversi nell’area del tetto alla ricerca del protagonista.
Mediante una riverca approfondita delle linee di connessione avevano individuolato un secondo fabbricato, un vecchio albergo trasformato in una casa di appuntamenti in cui delle giovani donne venivano costrette a rapporti sessuali e i cui video venivano veicolati su una piattaforma, previo filtro dell’immagine che trasformava i volti e generata un profilo nuovo che veniva utilizzato per il marketing e per le attività collaterali, vendita on line di immagini e video personalizzati.
Il protagonista era riuscito a scendere lungo un pluviale e a salire su un balcone, sfondando il vetro con un vaso era riuscito a entrare nell’appartamento.
Dal cellulare, rimasto attivo sulla linea aveva sentito dei rumori, colpi di pistola.
Credeva nelle capacità della sua collega, detective di razza. ormai la loro copertura era saltata. Il capannone con i server nob era che una piccola parte dj un sistema più complesso. In quel momento erano in corso gli arresti dei componenti dell’organizzazione. Ma era consapevole che si trattava di una cellula di un sistema molto più ampio e sviluppato.
Scese lungo una seconda scala e si reimmise sul marciapiede affollato e fece perdere le sue tracce.
“Sei ancora li?” disse, riposizionando il cellulare all’orecchio.
“Sono al sicuro. Tu?”
“Anche io.”
“Il nostro lavoro non è finito.”
“Il nostro lavoro è appena iniziato.”