11 Settembre, una data che è ormai storia. È il momento in cui il mondo è cambiato, in cui si è sviluppata la necessità di videosorveglianza, controllo in remoto e che al contempo ha riacutizzato conflitti che sembravano sopiti e aperto nuovi scenari. Nel frattempo anche dal punto di vista economico lo scenario stava cambiando, così oggi assistiamo basiti a uno spettacolo in cui ci fingiamo stupiti. I droni russi abbattuti in Polonia richiamano scenari ancora precedenti, a conflitti generati dagli estremismi, dalle dittature. I personaggi ricalcano figure lontane, rese moderni da slogan apparentemente nuovi e seguiti da eserciti da tifosi, pronti a recitare a memoria concetti, sui quali difficilmente si soffermano. Prima e seconda guerra mondiale non sono capitate per caso, ma per indifferenza, per aver sposato principi nazionasti, volti a mortificare ogni forma di diversità, per poi ritrovarsi stupiti di fronte all’inevitabile. Una polarizzazione da cui non si esce facilmente e in cui per assurdo i pensieri di tutti diventano trascurabili, post veloci inghiottiti velocemente o interamente riscritti da intelligenze artificiali, che pretendono di pensare per noi, convinti di poterle controllare, mentre nel frattempo diventiamo sempre più inermi, impauriti, ignoranti, disinteressati, svogliati, annoiati, ma sempre pronti a inveire contro qualsiasi cosa non rispecchi lo slogan del potente di turno. L’11 settembre sembrava aver risvegliato un occidente addormentato e troppo preso a guardarsi allo specchio e invece sembra aver portato a ciò che mandanti ambivano: annientarlo, distruggerlo, ucciderlo. Proprio oggi questa ricorrenza deve essere lo spunto per guardarci dentro e riflettere, perché il nostro silenzio lascia troppo spazio agli slogan dei potenti di turno, ma soprattutto ai tifosi e ai facinorosi che hanno bisogno di illudersi di essere davvero importanti.
