Se io, un giorno. Un pensiero su Silvia Romano

Semmai nella mia vita io scegliessi di andare a prestare servizio in una parte pericolosa del mondo semplicemente, per i più svariati motivi, ma soprattutto per migliorare la situazione di chi sta peggio di me, se venissi rapito a scopo di riscatto, se fossi costretto a subire le peggiori cose da parte degli aguzzini, se le violenze fossero fisiche, psicologiche, o entrambe, se questa condizione perdurasse per anni. Se mi trovassi talmente in crisi che per salvarmi la vita sentissi la necessità di non urtare chi potrebbe uccidermi da un momento all’altro, io rimarrei comunque un cittadino italiano e, dentro di me, continuerei a sperare che il mio paese stia facendo tutto il possibile per venirmi a salvare. Anche trattare la cifra imposta per il mio riscatto. Perché la mia vita dovrebbe valere meno perché ho scelto di aiutare il prossimo? Perché dovrei essere considerato diverso se scegliessi di convertirmi a un’altra religione? Il nostro è un paese laico, non cristiano, non cattolico, non islamico, non ebraico, non buddista. É laico. Ciò che ha vissuto quella ragazza noi non possiamo saperlo. Ma parliamo di una cittadina italiana che aveva dei sogni. E, con tutta la mia sincerità, spero non sia stata costretta a perderli percorrendo una strada dell’inferno.