Recensione romanzo “Bambino 44” di Tom Rob Smith

Il thriller “Bambino 44” di Tom Rob Smith racconta una storia veloce, intensa e a tratti agghiacciante. Il protagonista di questo romanzo è Leo Stepanovic Deminov, un agente dell’MGB che crede nel suo stato, a un’Unione Sovietica vittima del regime staliniano. Lo si incontra nel pieno delle sue attività, durante un lungo inseguimento che termina con l’arresto di una presunta spia e quando viene incaricato di sorvegliare la moglie, anch’essa accusata di spionaggio. In un sistema in cui la giustizia è sommaria, basata sull’indice puntato e in cui per essere definiti “buoni cittadini” è necessario far condannare parenti e vicini di casa, il protagonista capisce che la realtà è diversa da quella che gli hanno insegnato. Messo alle corde da colleghi perfidi, viene relegato ai margini della sua vita, ma non smette di indagare su un caso di omicidio di un bambino, fino a scoprire che quella che lo stato venera come una verità, è in realtà la peggiore delle menzogne: “L’omicidio non esiste, è un’invenzione dell’occidente.” Ritmo e sentimenti si intrecciano in una corsa contro il tempo, dove la vendetta e la verità si scontrano fino all’ultima scena. Leo è l’emblema di una nazione, la sua trasformazione è la speranza stessa della vita e la forza trascinante di questa storia, dove il cacciatore diventa preda, costretto a fuggire, a nascondersi e per salvare la sua famiglia, la verità su un serial killer e su se stesso. Lo scrittore ha esordito con questo romanzo, guadagnando consensi, questa storia, infatti, diverrà un film diretto da Ridley Scott. Avvincente e forte, un romanzo da non perdere.

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