Come nasce uno sguardo

Ripensavo a quanto ho scritto ieri, al fatto che alcuni lo abbiano trovato triste. Io credo che anche l’amarezza vada raccontata, anche quando lo sguardo nasconde occhi che trattengono le lacrime. E lo si fa per un motivo. Raccontarla a se stessi. Ma a chi mi legge vorrei arrivasse un messaggio che cerco sempre di inserire tra le righe dei miei testi. Una partita si può perdere. Fa male. Fanno male gli slogan urlati dalla curva avversaria. Fa male uscire dal campo a testa bassa. Ma l’unica cosa da fare è tornare ad allenarsi. A migliorare il gioco della propria squadra. Continuare a provare le punizioni finché non spengono i riflettori del campo. I veri tifosi questo lo sentono. Tristezza, amarezza, paura, rabbia, sono sentimenti importanti che possono diventare una sola cosa: determinazione. Questo vale per tutto, un romanzo, un progetto, o qualsiasi altra partita ci sarà da giocare in futuro. Da bambino mio padre mi portava a vedere le partite del Bari. Ricordo ancora un partita giocata contro la Juventus, squadra per cui ai tempi tifavo, ricordo la determinazione di quella piccola squadra, i pochi tifosi del Bari che riuscivano a coprire con i loro cori quelli svogliati degli avversari più blasonati. Il Bari vinse. Ma il risultato conta poco. Quello che voglio dire è una partita si inizia a giocare molto prima di quando si entra in campo. Durante gli allenamenti, negli spogliatoi. Lo sguardo che indosserai nella prossima partita si costruisce anche attraverso i momenti di tristezza, amarezza, paura e rabbia.

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Text by Daniele Mosca