Diciotto mesi

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Mi chiami “Papà”. E credo basti questo per descrivere quante cose sono cambiate in diciotto mesi. Ogni giorno è una conquista per te, ma soprattutto per noi. Capire quanto é complicato far collimare tutti i punti delle nostre vite, stabilire le priorità. Un giorno capirai che il mondo fuori é complicato, che tante volte nulla é ció che si ostina a voler sembrare. E tu, per quanto proverai, capirai che non sarai in grado di cambiarlo. Quello sarà un momento in cui proverai un senso di amaro, ma che é proprio da lì che ripartirai per continuare a provarci. Scoprirai che le parole servono solo fino a un certo punto, che i sogni si infrangono. I sentimenti, pure. Ma che non sarà mai un buon motivo per non riprendere una matita in mano e tornare a disegnare quello in cui sceglierai di credere. Capirai che ogni delusione é come un mattoncino delle costruzioni, che potrai farne quello che vuoi. Nel bene, nel male. Molti vorranno cambiarti, ma so che sarai più forte tu. O almeno questo é quello che, nel mio piccolo, vorrei insegnarti. Lo so bene che spesso non sarà possibile, che ti ritroverai di fronte a scelte più grandi e importanti, che dovrai sacrificare dei sogni, probabilmente anche una parte di te. Ma anche quelli sono mattoncini, come quelli che ci regali ogni volta che dici “Mamma” e “Papà”, noi cercheremo di costruirti una base perché tu possa poi posare i tuoi.
#diciottomesi

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Futuro imminente

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Restano i momenti. I sapori racchiusi nelle lunghe attese. I passi leggeri per non far troppo rumore. Perché si sa che ai silenzi non si negano parole. E accade, che d’amor si smetta di parlarne, per costruirne un’immagine coniugata in un verbo al futuro. Prossimo e, allo stesso tempo, imminente.

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È davvero difficile scrivere in questo momento della mia vita.

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È davvero difficile scrivere in questo momento della mia vita. Mi sembra tutto ovattato. Come in attesa. Ma questo aspettare non penso faccia così bene alla mente. Siamo nati per muoverci, parlarci, respirare. Certo, anche scrivere. Ma dopo tutto questo tempo si sta affacciando il logorio di questo periodo, la stanchezza. Ed è difficile inventare qualcosa quando ti senti prigioniero. Quante volte ho parlato di gabbie con le sbarre invisibili, ma ch adesso sembra di poter toccare. Mi fa paura il futuro prossimo, la superficialità con la quale viene disegnato. All’improvviso il nostro mondo è diventato troppo stretto. Lo vediamo dalle nostre facce tese quando ci guardiamo allo specchio. Mi sento invecchiato di colpo. Non riesco a credere di aver regalato a mia figlia un mondo in cui si deve vivere con una mascherina, in cui non si può uscire di casa. In cui un virus può irrompere con la violenza di atto di guerra. Un virus che sembra nato dalla fantasia perversa di uno scrittore, ma che sta disegnando una forma di vita strana. Io resto in attesa, non so di cosa, forse di una storia nuova da raccontare.

Non credo che tutta questa storia ci renderà migliori

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Non credo che tutta questa storia ci renderà migliori. Tanto meno più riflessivi. C’è del surreale che nemmeno un intero romanzo potrebbe chiarire. E figuriamoci se potrebbe mai farlo un post. Quello che invece penso è che ci stia portando via un po’ di noi, oltre al tempo che non possiamo spendere come vogliamo. Gli sguardi sospettosi, i gesti che non conoscevamo, questo concetto di “convivenza con il virus”. Concetto assurdo, perché nessuno vorrebbe convivere con chi ti vuole uccidere. Quello che sento è che non ho voglia di scrivere, di leggere. Vorrei poter far vedere il mondo non solo da una finestra o dal monitor di un telefonino. Non é questo che voglio. Punto. I filosofi la vadano a raccontarre ad altri “la vita del futuro”, io amo quella vera, che non mi lede la libertà di vedere il mare. Raccontino ad altri la favola del “tempo per noi”. Questo virus non convince nessuno, siamo sinceri. Questo scenario da guerra strafredda dura da troppo tempo per iniziare ora a credere alle coincidenze. E non voglio fare il complottista, chi mi conosce sa che se voglio posso scrivere pure di peggio, ma anche le peggiori storie hanno sempre un fondo di verità, quindi lasciatemi dire che non ci credo alle fiabe, ogni storia raccontata è stata costruita da qualcuno che voleva rubare la nostra attenzione. Ma torniano a noi, dovremmo essere stanchi di schierarci dalla parte di pupazzoni con il drink in mano e la soluzione in tasca. La gestione di questa emergenza è stata un disastro. Senza nulla togliere alla grande capacità, professionalità e dedizione di medici, infermieri, volontari, sindaci che hanno dato tutto quello che potevano dare, ma che si sono ritrovati a essere uno scoglio che non può arginare il mare, ma la propaganda e contropropaganda tra i vari enti è stata imbarazzante. Regioni contro Governo. E viceversa. Capi di fantomatiche taskforce, coordinatori, capi, capetti, politici pronti a offrire una soluzione pronta e certa. Milioni di commentatori sul social che avrebbero saputo fare sicuramente di meglio. No, ragazzi. Abbiamo dimostrato di essere divisi e divisivi. Per fronteggiare una emergenza simile si devono dimenticare i colori politici. Invece non è accaduto. Non sta accadendo. E non accadrà. Questo fa anche più paura del virus, perché il racconto di una fase due, ancora più disorganizzata della prima. Chiariamoci, in Italia c’è chi sa governare le emergenze, ma devono poter lavorare seriamente, non per finta. Altrimenti tutto diventa un’orrenda barzelletta. Che non fa ridere un cazzo di nessuno. E ti uccide, non ti rende certo migliore.

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Diciassette mesi

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Diciassette mesi fa stavamo correndo all’ospedale. Stavi per nascere. Dopo l’attesa, le paure, le incognite, stavi davvero arrivando. E noi sospesi, tra la vita che conoscevamo e quella che ci avresti regalato. Lo so, non è stato facile, farti venire al mondo non è stata una passeggiata per la mamma. E quell’attesa fuori dalla sala parto con te in braccio non potrò mai dimenticarla, cosí come il momento in cui ti ho portata nel carrellino dalla mamma, che era ancora in rianimazione. Si é illuminata. Ecco, forse la nostra storia inizia da lì, da quando la notte prima di andare a casa ti ho canticchiato una canzone che vorrei riuscire a ricordare. Era bella, come te. E ora il nostro mondo sei semplicemente tu.
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Il colore vero del mare

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Un luogo segreto è un luogo che non conosci mai davvero. É il tempo in cui hai lasciato i tuoi pensieri, in un giorno di pioggia. Perché i silenzi a volte fanno bene. E le belle frasi dipinte sui muri troppe volte non vogliono dire proprio niente. Abbiamo bisogno di dire, condividere. Esistere. E così ci perdiamo tutto. Il colore vero del mare, il suo odore. Distratti dai filtri dei nostri giorni, che lasciano di noi immagini distorte, distratte. Sembriamo in fuga, anche da noi stessi. Da quel luogo segreto, che si trova proprio dietro agli occhi.

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Un luogo segreto

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Un luogo segreto è un luogo che non conosci mai davvero. É il tempo in cui hai lasciato i tuoi pensieri, in un giorno di pioggia. Perché i silenzi a volte fanno bene. E le belle frasi dipinte sui muri troppe volte non vogliono dire proprio niente. Abbiamo bisogno di dire, condividere. Esistere. E così ci perdiamo tutto. Il colore vero del mare, il suo odore. Distratti dai filtri dei nostri giorni, che lasciano di noi immagini distorte, distratte. Sembriamo in fuga, anche da noi stessi. Da quel luogo segreto, che si trova proprio dietro agli occhi.

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Le vittime con il tempo imparano

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In un contesto storico decisamente nauseante e che ci riporta a un nuovo medioevo tossico, parlare di una strage di bambini sembra la normalità. Parliamo di diritti, ma siamo pronti a lederli. Siamo democratici, ma solo fino a quando fa comodo. Lasciano un senso di amarezza profonda, questi tempi. La sensazione di essere inermi. Così un dittatore è libero di distruggere vite e il senso più puro della libertà. Come quando si è costretti a convivere in una casa con una persona violenta e pericolosa, bisogna saperla prendere per evitare che si arrabbi. Le vittime con il tempo imparano a convivere con il male, alcune anche a pensare che quella sia la normalità. Questo accade però perché tutti si girano dall’altra parte, isolano le vittime, si voltano verso le apparenze colorate. Il male esiste. E va fronteggiato. Altrimenti non si è dalla parte giusta, si è solo e semplicemente ipocriti.

Anche questo scritto è di tre anni da. Attuale, fin troppo attuale.

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