Appunti su “Non smetterai” dei Lyr

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Ci sono canzoni che ti cambiano, che fanno breccia in luoghi nascosti dell’indole di ognuno di noi. Alcune le senti per caso, altre le senti nascere. Ed è il caso di “Non smetterai” dei Lyr. Ricordo i primi accordi suonati con la chitarra dall’autore Fabrizio Tonus, che con il tempo ne ha migliorato i contorni e  smussato gli angoli, con Mattia Bozzola e con la collaborazione di Andrea Pioli, fino a dare vita a quella che adesso è una vera e propria creatura con una sua dimensione e un proprio corpo. Come nasce una canzone e come questa può giungere ai sogni delle persone, fino a sfiorare gli angoli più bui dei ricordi, è un mistero. Forse esiste una forza magnetica che le regala la vita, il respiro, o forse è la voglia di parlare, di raccontare, ciò che la muove. Come uno spettacolo di suoni, luci e ombre, “Non smetterai” riesce colpire al centro. Nella sua semplicità parla di un addio senza rancore, ma nella sua traccia nascosta racconta di come un sentimento cambi, si trasformi. Nella storia della musica ci sono tanti esempi di canzoni d’amore esasperate, urlate. Rabbiose. Mentre il testo di questa canzone è dolce, a tratti malinconico, eppure graffiante. E’ passato tanto tempo dalla prima versione di questa canzone. Tante cose sono cambiate. Resta quel soffio, quella brezza che nasce dal mare, tra i colori sfumano sempre più nel rosso di una sera fragile, un’isola, piccola e quasi indifesa di fronte alla potenza delle onde. Una lacrima che diventa pioggia, lucida e imponente. Una sera tiepida che si trasforma in gelo, per poi tornare a far fiorire un attimo all’alba del giorno seguente. Tutto questo è “Non smetterai.”

Scacco matto in tre mosse

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Una volta lo spettro che meglio intimoriva il popolo e lo spingeva a credere alle peggiori menzogne era “la fine del mondo” ai giorni nostri questo timore non c’è più ed è nata così  la necessità di inventare nuovi strumenti per tenere le redini del mondo. Molto riterranno un pensiero come questo come allarmistico e figlio di una cultura retrograda e poco moderna. Come tutte le provocazioni penso possa stimolare più riflessioni e come tutte le teorie più o meno complottistiche ha delle motivazioni e dei ragionamenti a monte. Ma in questo caso è la storia stessa a venirci in soccorso, poiché è sufficiente dare un raffronto con periodi storici come il medioevo per capire che la tassa, l’imposta venissero giustificate con motivazioni che richiamavano alla giustizia, alla difesa, allo stringersi per superare i momenti di carestia, pestilenza e foraggiare con il lavoro e il sudore del popolo la tanto famigerata ricrescita. La storia ci ha anche insegnato che in genere quel sudore e quel lavoro ad altro non serve se non a rendere più o meno forte il potere. Un Re era considerato più forte quante più terre, uomini alle sue dipendenze, denaro, castelli avesse, mentre ora..ora il meccanismo resta lo stesso. Le guerre tra una città e l’altra ora si trasmutano in un mercato oscuro, nascosto agli occhi e in cui nessuno di arma di spade ma di codici, strategia di investimento e alleanze. Perché il cosiddetto affare non nasce come colpo di fortuna ma viene costruito e per essere tale ha bisogno di un habitat e di una situazione perfetta. Così quello che un tempo venivano chiamato “Vassalli” lavorano in segreto per portare il proprio principe alla guerra definiva che porta quindi denaro, immobili e quindi potere. Il mercato è davvero libero? La cronaca ci dimostra il contrario, il mercato è come una grande grigia in cui gli spazi neri e bianchi si alternano e in cui i giocatori pensano e pianificano le mosse successive. Se questo gioco venisse regolato da un sistema nuovo o semplicemente diverso potrebbe avvenire uno scacco matto in tre mosse? In parole meno sibilline la crisi vera mondiale è davvero possibile? In un meccanismo perverso che ha la sua forza nel debito c’è una corrente nuova che chiede il pareggio dei bilanci e il tutto per scongiurare questa crisi (termine ricorrente in tutte le epoche), in che modo il gioco sta cambiando? Non posso e non saprei fornire risposte a un pensiero che mi pare davvero da complotto globale eppure quel che è così assurdo e non dimostrabile sembra sempre seguire delle regole ben precise e in cui il Re cerca di essere protetto dagli altri pezzi del gioco. Chi sia questo Re è un mistero, forse il Re è il sistema stesso ed è difeso da chi ne fa parte. La storia ci dimostra un’altra cosa e che c’è un giocare che spesso non sa di essere tale: il popolo. Spesso ci si dimentica di riflettere, di pensare e ci si lascia andare alla rassegnazione fino a smettere di gridare e accettare ciò che vediamo senza più lottare. Forse non esiste alcun complotto globale, forse il grande accordo è tra tutti quelli che non si ribellano a un sistema diventato sicuro per molti, anche quando questo gli vieta la libertà. Anche qui molti storceranno il naso eppure solo il figlio del Re diventava Re. E’ una legge semplice e forse semplicistica, banale. Scontata. Ma è pur sempre un dato di fatto, il meccanismo feudale prevedeva delle regole e i passaggi in verticale venivano semplicemente vietati o ostacolati. Rendere il popolo alla fame equivale a renderlo arrabbiato si, ma mansueto con chi può dargli da mangiare, da chi può negargli la scodella di minestra calda e chi ha fame non ha il tempo di pensare, di riflettere, deve solo lavorare per il padrone. La storia è ciclica, continua e spesso sadica. Si diverte a farci capire quanto siamo ingenui e sognatori, spesso stupidi, nell’illuderci che ci sia una soluzione e che votando un padrone o l’altro qualcosa cambia, beh, non è così, in fondo anche questo è un pensiero banale, me ne rendo conto ma è giusto farlo. Il mondo è pieno di Re, alfieri, cavalieri e tutte le partite migliori iniziano sempre con una prima mossa, quasi sempre il primo a doversi muovere, è il pedone.

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Questa maledetta nostalgia

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Come spieghi questa maledetta nostalgia? Forse siamo animali alla ricerca di un istinto, di un’anima, anche quando siamo sicure di possederne una. E quando nella notte ci svegliamo sudati e impauriti ci soffermiamo a pensare che è dura restare in piedi e spesso lo è ancora di più quando sei in attesa che il vento cambi. Mi chiedo spesso come fanno le persone che si adeguano a tutto, che sanno, o che almeno dicono di sapere come funziona. C’è gente pronta a commentare, a giudicare, a dire la propria, fino a ferire con la consapevolezza di una saggezza maturata nel tempo. Adeguarsi a sopravvivere è un’arte. Dicono. Io credo nei sogni, questa è la verità. Credo che si debba combattere finchè c’è respiro, aria, voglia di andare avanti, anche a costo di rischiare figuracce, di essere fischiati, giudicato. C’è una notte ancora da superare. L’ennesima. C’è ancora tanta voglia di urlare, anche contro queste serpi pronte ad avvelenarti.