Perché il male contro se stesso

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Ho scelto di raccontare il male contro se stesso perché credere che possa esistere anche un solo personaggio completamente positivo è un’utopia. Ogni essere umano è una somma di sfumature in tonalità di grigio, dal più chiaro al più scuro. Dove il bianco e nero non esistono. L’animo oscuro dei miei personaggi è spesso influenzato da quelle che sono le mie ombre, ogni scrittore, chi più, chi meno, lascia un po’ di sé nella sua scrittura. Scrivere un romanzo non è un atto meccanico, ma una trasposizione di un mondo che si ha dentro, che si stia scrivendo una canzone, una storia d’amore o un thriller, a cambiare sono gli stili, le dinamiche, ma non l’anima con la quale si inizia a lavorare a un progetto. Ho sempre trovato fondamentale entrare nella mente del lettore, ma prima di tutto nella mia. Soprattutto quando la storia ha come fulcro l’essenza dell’animo umano. Nei miei primi due romanzi ho raccontato di un modello numerico, molti hanno pensato a una formula matematica, in parte lo è, ma in realtà è qualcosa di più. Qualcosa in grado di connettere ogni cosa, fin nel profondo.

Come è nata l’idea della Macchina del Silenzio

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Avete mai osservato la cronaca geopolitica che ogni giorno piomba su di noi da più punti di vista? Tanti personaggi, dinamiche diverse e complesse, interessi, ruoli che cambiano. In tutto questo la rete che si sviluppa a sua volta fagocitando tutto e osservando ogni cosa da un luogo privilegiato. Orwell aveva pensato al Grande Fratello, ma spesso la situazione sembra ben più complessa e spietata. I meccanismo di conformazione delle masse sono silenziosi e non lasciano traccia. Questo è il mondo di oggi, con buona pace dei complottisti, che sono rimasti un passo indietro. La verità è che questi meccanismi esistevano, seppur con tecniche e tecnologie diverse, anche nelle società più antiche, fino ad arrivare ai sistemi di controllo del consenso nei regimi, poi ereditati dai servizi segreti di tutti i paesi del mondo. Cambia il modo di gestire l’informazione, non l’esigenza di controllarla. Sono questi i temi che mi hanno spinto a scrivere #LaMacchinadelSilenzio. La necessità di capire e immaginare dove potrebbe portarci.

Il sistema di difesa della Gran Contessa Matilda di Canossa

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Quando ho iniziato a studiare la vita della Gran Contessa Matilda di Canossa, sono rimasto colpito dalla rete di difesa militare che si sviluppava sui colli verso gli Appennini. I castelli erano posizionati sulle alture. Ognuno di essi era collegato altri grazie a un sistema di comunicazione visivo e sonoro. La difesa coinvolgeva i soldati di Matilda, ma anche il popolo stesso che la amava. L’aspetto militare che vedeva coinvolta in prima linea Matilda era fondamentale in quanto si erigeva ad argine che si estendava dall’Emilia alla Toscana a protezione del Vaticano e in particolare dell’artefice della Riforma, ovvero Gregorio VII. Per chi farà un giro nelle terre di Matilda, ecco i nomi dei castelli che è possibile visitare: Castello di Sarzano, Castello di Carpineti, Castello di Montecchio, Castello di Bianello, Castello di Rossena e poi quello forse più conosciuto, il Castello di Canossa. La storia di Matilda è particolare e molto intrigante, per farvi un’idea della sua vita ci sono molte biografie, ma personalmente vi consiglio un libro che la racconta in un modo affascinante e coinvolgente. Si chiama “Il romanzo di Matilda” di Elisa Eliselle Guidelli, edito da Meridiano Zero.

Torino Sotterranea: il mistero

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I sotterranei di #Torino sono ricchi di storia, si va dal labirinto di cunicoli costruiti a difesa della città e collegati alla cittadella, sino ad arrivare agli infernotti che collegavano case private e che garantivano vie di fuga a nobili e clero negli anni dei Savoia. Molti sono diventati bunker antiatomici, altri sono semplicemente svaniti nel nulla. Quel che resta è un grande mistero, passaggi segreti, laboratori sotterranei per la creazione della pietra filosofale, nascondigli del Sacro Graal. Tutto molto affascinante. Ne #lequazione ho voluto rendere giustizia a tutto questo mondo e, perchè no, sfatare alcuni di questi miti e magari puntare un po’ di luce su altri meno conosciuti.

 

Fonte Museo Pietro Micca

La simbologia dell’immagine di copertina

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La copertina di questo romanzo è nata da dipinto creato apposta e sulla base dei contenuti della storia dall’artista Beatrice Lavopa – Art Design – L’idea. L’immagine.
Non svelo troppo per non rovinare la sorpresa a chi sceglierà di leggere #LaMacchinadelSilenzio, ma si tratta di elementi simbolici che svelano passaggi e punti fondamentali del romanzo. Sicuramente avrete riconosciuto l’occhio, chiaro riferimento alla Massoneria, una società piú o meno occulta costruita da personaggi influenti legati gli uni altri dal reciproco sostegno. A qualcun altro avrà sicuramente ricordato il Grande Fratello, spero quello di Orwell. Ebbene c’è molto in questo romanzo che ci porta a pensare di essere costantemente sorvegliati. No, nessun complottismo fine a se stesso. Si tratta di guardarci attorno e capire la realtà alla luce della storia che ci ha portati fino a qui. Ben inteso, si tratta di un thriller, quindi una storia veloce e dinamica. Ma si sa, per creare una storia di questo tipo è necessario documentarsi molto. E so che molti di voi sono appassionati, oltre che di thriller, anche dei temi che in questo romanzo vengono trattati.